19 Settembre 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Al raduno nazionale de La Muvra 1, sul Monte Gomito

Finalmente è tornato il momento di ritrovarci insieme al raduno nazionale del gruppo escursionistico montano La Muvra. La meta scelta quest’anno dagli escursionisti di Cpi è l’Appennino Tosco-Emiliano, direttamente al confine tra la provincia emiliana di Modena e quelle toscane di Lucca e Pistoia, monti per me nuovi e che non vedo l’ora di iniziare a cavalcare.

PIEVEPELAGO 
Il nostro “campo base”, un’accogliente struttura addestrativa, si trova nel piccolo comune di Pievepelago, a 781 m.s.l.m.. Parlando con uno dei 2.300 abitanti del paese, il buon Andrea ci spiega che la zona è ricca di risorse storiche legate alla famosa Linea Gotica della seconda guerra mondiale, ma anche agli antichi Celti. In questi boschi infatti si possono ancora trovare le capanne celtiche resistite a duemila anni di mutamenti climatici e antropologici. Dopo aver pranzato insieme ed una volta arrivati gli ultimi camerati dalle zone più lontane, entriamo subito nel vivo di questo raduno con la prima escursione.
VAL DI LUCE 
Dopo aver percorso qualche chilometro in macchina su una strada che taglia un fitto bosco, parcheggiamo le auto in Val di Luce. Per quanto mi riguarda, qui l’invasività degli impianti sciistici deturpa il paesaggio e taglia i monti in quello che nella stagione invernale si trasforma in un grande luna park a cielo aperto. La zona dell’Abetone offre infatti ogni comodità turistica togliendo alla montagna il suo fascino più selvaggio.
Iniziamo finalmente l’ascesa a queste nuove cime ma il “sentiero” scelto mette da subito alla prova le nostre gambe e il nostro fiato. Saliamo per una ripida pista da sci costeggiata da una delle seggiovie e, dopo alcuni minuti, passiamo davanti alla prima vecchia struttura, un edificio dell’era fascista in completo stato di abbandono nonostante il pregiato valore architettonico sposato con il paesaggio. Andrea ci racconta che questo vecchio rifugio in pietra fu depredato a guerra finita, perdendo per sempre i suoi arredi interni e i fasci di granito che campeggiavano sulle sue mura esterne.
Continuiamo a salire riducendo il passo per permettere anche a Dani e Gian Paolo, gli infortunati della comitiva, di raggiungere anch’essi la quota nonostante le difficoltà fisiche ereditate dalle precedenti escursioni lombarde. Dopo vari minuti raggiungiamo il secondo rifugio, molto più grande del primo ma dello stesso valore architettonico. Questo edificio fascista è tutt’ora funzionante e ospita gli escursionisti che ripercorrono le orme di Annibale sul medesimo Passo. Nonostante vi siano più versioni storiche sul passaggio appenninico del condottiero cartaginese, questo è il famoso Passo di Annibale citato da Tito Livio nella seconda guerra punica del 217 a.c. In arrivo dalla pianura padana dopo aver attraversato le Alpi con il suo esercito di cinquantamila uomini, cavalli ed elefanti, si dice che Annibale passò da qui con l’obiettivo di raggiungere l’Urbe per vendicarsi di Roma.
ALPE TRE POTENZE – LAGO NERO
Continuiamo a salire lungo una mulattiera, ora lasciandoci alle spalle i boschi, per solcare il tipico paesaggio dei duemila in cui si fanno sempre più rari gli alberi ad alto fusto. Siamo sull’Alpe Tre Potenze, a 1.940 m.s.l.m., e arriviamo ad un bivio sul crinale della montagna dal quale, dopo qualche minuto in fila indiana per uno stretto sentiero, discendiamo a 1.730 metri verso un’altra piccola valle con un laghetto. È il Lago Nero. Formato dall’escavazione di un antico ghiacciaio, la sua profondità maggiore raggiunge appena i 2 metri e ciò, unito alla purezza della sua acqua, lo rende magicamente trasparente. Si riflette dentro il lago anche un piccolo rifugio del CAI, con bivacco sempre aperto, vicino al quale parte del nostro gruppo si ferma a riposare ammirando il paesaggio. Io e altri camerati scendiamo invece alle rive del laghetto per ammirarne da vicino le acque e facciamo una bella scoperta. Le limpide acque lacustri ospitano una grande moltitudine di tritoni e sanguisughe che, sfiorandosi senza mai toccarsi, non sembrano preoccuparsi della nostra presenza continuando a girovagare sul fondo melmoso. Riflessi nell’acqua, vediamo dall’alto dell’Alpe Tre Potenze i ritardatari de La Muvra, camerati rimasti indietro a causa di infortuni antecedenti questa escursione. Ci salutano facendoci intendere che non sarebbero scesi alle nostre quote, non da questo versante perlomeno. È giusto così! Bravi. Questo significa saper conoscere i propri limiti ma avendo comunque raggiunto la sommità del monte che, come riportavo, raggiunge i 1.940 m.s.l.m. La vostra lotta oggi l’avete vinta ragazzi! Ora scendete con calma risparmiando le fatiche per l’escursione impegnativa di domani.
Ad un tratto uno “splash” ci sorprende tutti… Sono i ragazzi del Blocco Studentesco che, senza indugio alcuno, in mutande si sono tuffati in queste basse acque colme di sanguisughe. In una risata collettiva invidiamo la gioia dei loro vent’anni. Spensierati, acerbi, vigorosi. La bellezza della miglior età, anche se mai più tornerà, noi più “vecchi” continuiamo e continueremo sempre a cercarla. Nell’allegria dei nostri giovani come nella cocciutaggine dei nostri cuori eternamente diciassettenni.
MONTE GOMITO 
Richiamando la truppa all’adunata per riprendere il nostro cammino, ci vendichiamo scherzosamente della brillante giovinezza del Blocco mettendogli fretta nel ricomporsi. Ancora con le brache mezze calate i ragazzi si affrettano a raggiungerci imprecando di noscosto contro i loro fratelli maggiori. Tornati sull’Alpe Tre Potenze dopo esserci divorati un dislivello di 200m, da quassù inseguiamo adesso il “sentiero per esperti” che ci porta a Monte Gomito. Un sali e scendi continuo tra rocce e bassa e fitta vegetazione, con tratti esposti al vuoto e al sole, e altri all’ombra che regalano scorci naturali che richiamano quasi alle nostre Dolomiti. Dopo qualche decina di minuti di camminata in colonna, giungiamo alla stazione della seggiovia. Un mostro di ferro e cemento che deturpa completamente il paesaggio per agevolare il capriccio borghese. Da qui proseguiamo su una cresta montuosa che, in pochi minuti e in un divertente sali e scendi di rocce, ci porta sulla sua cima più alta per la foto di rito. Tiriamo dunque fuori la bandiera de La Muvra e ci disponiamo sul cucuzzolo come soldati in posa vittoriosa dopo tanta fatica. Tempo di pubblicare sui social la foto che annuncia al mondo l’inizio del nostro raduno e riscendiamo Monte Gomito per l’ennesima ripidissima pista da sci che, tra un imprecazione e uno scivolone, mette a durissima prova i nostri legamenti.
AL FUOCO TRA TIGELLE ED EVOLA
Rientrati alla base dopo una birra fresca in rifugio, ci gettiamo in doccia e finalmente assaggiamo gli affettati locali e le buonissime tigelle preparate dallo chef Stefano, rimasto in struttura a cucinare mentre noi si vagava per monti. Al termine di un’ottima cena imbevuta di birra, proseguiamo la serata uscendo intorno al fuoco e, tra una canzone della Compagnia dell’Anello e una citazione da Meditazioni delle Vette di Julius Evola, trascorriamo nel modo migliore la fine di questa prima giornata comunitaria.
Andrea Bonazza 
E’ l’ora delle cime e delle altezze, qui dove lo sguardo si fa ciclico e solare: dove, come larva di febbre, svanisce il ricordo delle piccole preoccupazioni, dei piccoli uomini, delle piccole lotte della vita delle “pianure”; dove non esiste che cielo, e nude libere forze che rispecchiano e fissano l’immensità nel coro titanico delle vette.
J.Evola