5 Luglio 2022

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Al Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano

Dopo il raduno nazionale de La Muvra a Pievepelago, scendendo dalla Garfagnana in direzione Lucca, seguendo il corso del fiume Serchio passiamo nel comune di Borgo a Mozzano. Il tratto distintivo di questo paese balza subito agli occhi. È il bellissimo Ponte del Diavolo che, con la sua “schiena d’asino”, attraversa il Serchio collegando i due lati della stretta vallata. Da buon toscano, Fabrizio sul ponte c’è già stato e, vedendomi scalpitante, mi chiede subito se vogliamo fare una pausa per vederlo. La risposta è ovviamente affermativa e dopo un paio di manovre, passiamo il secondo ponte posto oltre la diga per poi tornare indietro dalla sponda opposta.

Parcheggiamo la macchina a pochi metri dal ponte e iniziamo ad ammirarne la maestosità architettonica, tanto irregolare quanto meravigliosa. La prima cosa che stupisce questo ponte di arcate asimmetriche lungo oltre 90 metri è l’alto arco maggiore che si erge sul Serchio per ben 18 metri. L’intera struttura fortemente irregolare, è stranamente spostata più verso ovest, sbilanciando il ponte nella sua asimmetria ma rendendolo unico al mondo.
Sulla cartellonistica del ponte troviamo la storia di quest’opera. Da quanto si legge sembrerebbe sia stata Matilda di Canossa la prima ad ordinare la costruzione del ponte, intorno all’anno mille. La struttura sarebbe servita ai viandanti e ai pellegrini per agevolarne il passaggio sul Serchio, in direzione Lucca, e ricongiungersi così alla famosa via Francigena che li avrebbe portati a Roma. Questo primo ponte però, molto più rudimentale rispetto all’attuale, tra il 1200 e il 1300 venne restaurato per ordine del condottiero lucchese Ferruccio Castracani. Un secolo più tardi, il XIV, lo scrittore Giovanni Sercambi ne cantò le forme spiccate e irregolari all’interno di una delle sue novelle ispirate al Decameron di Boccaccio. Nel 1500, per la prima volta, troviamo un vero nome ad affiancare queste arcate sul Serchio. Il Ponte della Maddalena. Nome che porta ufficialmente ancora oggi e che parrebbe ispirato da un oratorio in prossimità del lato ovest della struttura. Durante una piena fluviale del 1836, il ponte venne gravemente danneggiato e, all’inizio del 1900, un restauro aggiunse un ulteriore arco per permettere, sulla sponda sinistra, il passaggio della ferrovia Lucca-Aulla.
Salendo fin sull’estremità più alta della sua parabola, l’amico Fabrizio mi racconta una leggenda popolare legata a questo antico ponte…
Incaricato della costruzione dell’opera, il capomastro che ne dirigeva i lavori era sempre più preoccupato e sconfortato dalle continue piene fluviali che ne rallentavano la realizzazione. Una notte allora attraversò il ponte imprecando e, all’improvviso, gli si parò davanti il Diavolo. Satana propose al capomastro di completare lui stesso il ponte in cambio della prima anima che lo avrebbe attraversato. Il capo muratore accettò il patto col Maligno e, per magia oscura, la costruzione venne finalmente ultimata. A questo punto però il lavoratore avrebbe dovuto saldare il proprio conto col Diavolo e, in preda alla disperazione, corse a chiedere aiuto al prete del paese. Dopo aver appreso del sortilegio in cui era cascato il capomastro, il prelato organizzò uno stratagemma per evitare di consegnare anche solo un concittadino nelle mani del Demonio. Fu così che ad attraversare per primo il ponte fu un ignaro maiale (in alcune versioni un cane pastoremaremmano). Andato su tutte le furie per la truffa appena subita, Satana maledisse il ponte gettandosi nelle acque del Serchio e aprendo una porta con il mondo degli inferi. Si narra inoltre che alcuni abitanti, nelle epoche che susseguirono, di tanto in tanto sentirono abbaiare sul ponte o videro il cane o il maiale pietrificati sul fondo del fiume.
Trovando riscontro di questa bella leggenda raccontatami da Fabrizio, ne trovo anche una seconda che parla di Lucida Mansi. Bellissima nobildonna lucchese, ricca e potente, la cui paura più grande era quella di invecchiare, ella ricorreva ad ogni cura, magica o naturale per non perdere la propria bellezza. Una mattina però, specchiandosi Lucida Mansi scovò una ruga sul suo viso e fu assalita dalla disperazione. Quella stessa sera, mentre vagava per le vie del borgo, la nobildonna attraversò il Ponte della Maddalena incontrando un bellissimo ragazzo. Il giovane propose alla donna altri trent’anni di giovinezza, se questa avesse in cambio barattato la propria anima. Viziata e vanitosa com’era la sciagurata accettò senza riflettere e il giovane, fin’ora tranquillo e affascinante, prese le sembianze del Diavolo strappando via l’anima alla nobildonna e scagliandone il corpo esanime sul fondo del Serchio.
Fissando le acque da quassù, confermiamo che sicuramente non dev’essere stato affatto semplice costruire questo ponte. Ma che sia stato per opera del Demonio o per volontà del Divino, il Ponte del Diavolo rimane comunque una costruzione straordinaria in grado di fomentare leggende e racconti fin dal Medioevo. Sperando possa durare ancora svariati secoli per accompagnare l’artificiosa memoria dei padri nelle artificiali ovvietà future.
Andrea Bonazza