19 Settembre 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

In strana compagnia sul Lago di Bolsena a Gradoli

Dopo aver visitato ciò che mi interessava della bella Canino, entro in un bar verso la fine del paese per ricaricarmi con un caffè e ripartire con il cammino che mi aspetta fino al Lago di Bolsena. L’idea è quella di intercettare il tratto della via Francigena ma, entrando al bar, faccio una curiosa conoscenza. Un giovane lavoratore di qualche anno più vecchio di me, vedendo il grande zaino che porto, mi riempie di domande su cosa diavolo stessi facendo. Il tempo di spiegargli a grandi linee la mia fuga solstiziale dalla routine pandemica e l’uomo insiste per offrirmi il caffè e tenergli compagnia durante l’aperitivo. Nei miei cammini in solitaria sono assai restio a intraprendere discussioni con persone che non siano anziani locali, capaci a volte di trasmettere il loro bagaglio di storie, ma, nello sguardo buono di questo individuo, trovo una simpatia sincera. Ascoltando la mia storia, fin da subito il lavoratore non nasconde il pizzico di invidia per il senso di libertà che sto vivendo in queste giornate, e si offre di cambiare i suoi programmi per accompagnarmi al lago. Dal canto mio insisto che preferisco continuare da solo, che lo faccio anche per ritrovare me stesso lontano dal caos della modernità; ma Gigi, questo il suo nome, non intende sentire ragione e mi costringe letteralmente ad aspettare un suo amico rumeno per portami al lago. Dopo qualche decina di minuti in cui ci raccontiamo le nostre storie, finalmente arriva al bar Yaro, il gigantesco amico rumeno, e montiamo sul fiorino da lavoro alla volta di Bolsena.

Attraversando le campagne tra Canino e il lago viterbese, con Gigi ho modo di parlare del suo lavoro e della sua vita, con una figlia che proprio domenica farà la sua prima comunione portando gioia in famiglia. Gigi è un grande lavoratore, uomo di vecchi principi cresciuto tra strada e cantiere. Incredibilmente abbiamo molto in comune sia nel bene che nel male. Entrambi abbiamo vissuto anni ai limiti della legge, talvolta superandoli, ma rimanendo sempre fedeli a regole non scritte che non insegnano a scuola ma che si imparano con l’esperienza. A proprie spese.
Arrivati sulla strada che costeggia il lago di Bolsena rimango meravigliato dalla sua vastità. Un anello di monti e colline circonda questo enorme specchio lacustre macchiato da due isole. Sono l’isola della Martana e l’isola Bisentina. Già in antichità abitate dagli Etruschi e poi dai Romani, colme di meraviglie naturali e archeologiche, l’accesso a queste isole è possibile solo mediante imbarcazione e, comunque, da ciò che mi dice Gigi oggi non è sempre consentito in quanto sono di proprietà di privati. Un vero peccato.
Dopo aver viaggiato un paio di chilometri costeggiando il lago sulla sua sponda nord-occidentale, Gigi ferma l’autovettura in prossimità di un ristorante a Gradoli. Come attestato dalle tombe rinvenute alle pendici delle sue colline, anche questa piccola località di 1.300 abitanti ha origini etrusche per divenire romana come conferma un ninfeo di epoca repubblicana trovato sulle rive del lago. Ma Gradoli diventò famosa anche in tempi recenti… nei giorni del sequestro di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, infatti, l’allora docente universitario Romano Prodi affermò che, nel corso di una strana seduta spiritica con altri democristiani, mentre evocarono gli spiriti di Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira, delle presenze misteriose rivelarono loro che lo statista della DC si trovava sequestrato proprio qui a Gradoli. In realtà qui Moro non arrivò mai, come dimostrarono le perquisizioni a tappeto svolte dalle guardie nella zona, ma negli stessi giorni venne curiosamente scoperto un nascondiglio delle BR, in via Gradoli, a Roma. Su questo controverso episodio non venne mai fatta luce e tutt’ora rimane il forte dubbio di un coinvolgimento dell’ex premier Romano Prodi nell’intera vicenda.
Gigi e Yaro insistono adesso affinché rimanga con loro per il pranzo ma rispondo che il mio cammino mi chiama e ho una mia tabella di marcia da rispettare. Anche in questo caso i due stravaganti amici non intendono sentire ragioni e, affermando giustamente che con la pancia piena si cammina meglio, praticamente mi obbligano a sedermi a tavola con loro. Il posto riservatoci è prestigioso, direttamente affacciato sul lago a mezzo metro da esso. Dalla mia sedia riesco a vedere alcuni pesci che nuotano vicino alla riva. Il menù è ottimo! Gigi ci tiene a farmi assaggiare le specialità locali a base di pesce, sia marittimo che lacustre. Il tutto innaffiato con un vino bianco fermo che, al termine della seconda bottiglia, sinceramente inizia a mettere in difficoltà l’equilibrio pur rompendo definitivamente ghiaccio e imbarazzo in questa strana improvvisata compagnia.
CHIESA DI SAN MAGNO
Dopo un buon caffè e qualche grappa digestiva, alzandomi per pagare, mi accorgo che in realtà per me avevano già saldato il conto Gigi e Yaro. “Sei ospite nostro!” hanno continuato a ripetermi strizzando l’occhiolino incuranti dei miei “grazie” imbarazzati. Uscendo dal ristorante, davanti ad esso, trovo una antica chiesetta. È la chiesa di San Magno. Costruita interamente con blocchi di locale pietra vulcanica, da quanto narrano i cartelli posti dinanzi ad essa, questa chiesa del ‘400 apparteneva all’Ordine dei Cavalieri di Malta e fu venduta al comune di Gradoli solo nel 1908. Trovandola chiusa, mi accontento di ammirarla dall’esterno. La facciata ha uno stile rinascimentale ma sobrio con un piccolo campanile e, vicino ad essa, una vecchia fontana con l’emblema comunale di Gradoli sulla vasca e un essere mitologico che sputa acqua.
Leggo che i partecipanti alla messa del 19 agosto hanno l’occasione di ricevere l’indulgenza plenaria detta “il perdono di San Magno”.
Con l’Unità d’Italia questa antica chiesetta in tufo offrì rifugio ai tanti briganti della zona che nelle foreste attorno al lago di Bolsena furono protagonisti di diversi episodi sanguinari. Giusto o sbagliato, storicamente nel viterbese il brigantaggio fu un fenomeno molto diffuso a causa della povertà che affliggeva la popolazione soggetta a continue tassazioni.
Richiamato ai miei nuovi doveri dal buon Gigi che, insiste, “non ti mollo!”, rimonto in macchina per un tour del Lago di Bolsena. Così almeno me lo ha presentato… (continua)
Andrea Bonazza 
foto: Andrea Bonazza