25 Ottobre 2021

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Tra i Bruzi e i fanti del Monumento ai Caduti della Grande Guerra di Reggio Calabria

Passeggiando tra le palme e le bellissime palazzine in stile liberty del Lungomare “Falcomatà” di Reggio Calabria, anche definito “il chilometro più bello d’Italia” per via del fenomeno ottico della “Fata Morgana” che provoca la vista ravvicinata della Sicilia specchiata nel mare da questo lato dello Stretto, i giovani amici del Garrison pub mi portano a vedere l’imponente Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. Affacciato sul mare da corso Vittorio Emanuele, questo bellissimo gruppo scultoreo porta la firma di Francesco Jerace, il famoso scultore reggino-polistenese di cui vi ho già precedentemente parlato. Durante il Fascismo Jerace fece appunto a Reggio grandi opere che oggi, nell’era dell’estremizzazione tecnica che spesso offusca la bellezza, appaiono impossibili da replicare con le attuali amministrazioni progressiste, sempre troppo impegnate a elargire fondi per incomprensibili istallazioni di improbabile arte contemporanea buona solo peri sorci. E badate bene che quest’ultima non è una battuta ma la più triste realtà.

Inaugurato il 3 maggio 1930 alla presenza di Re Vittorio Emanuele III, questo monumento svetta con la sua colonna marmorea centrale, adornata dalle antiche imbarcazioni triremi e dominata nella più alta estremità dalla statua bronzea della Vittoria alata che alza al cielo il gladio e la palma del martirio. Sul basamento, a difesa dell’Italia vittoriosa e delle anime dei soldati caduti per essa, posano fiere due statue bronzee. Mentre la prima raffigura un fante della Grande Guerra mentre mostra al nemico il cuore palpitante dalla divisa aperta in petto, impugnando una bomba a mano e il celebre moschetto Carcano 91, la seconda scolpisce l’antico orgoglio di un guerriero bruzio, suo italico antenato di questa terra, reggente nelle mani la lunga lancia e lo scudo raffigurante una gorgone. In corrispondenza dei quattro lati del basamento vi sono altrettanti bracieri, oggi spenti, che servivano per ardere il fuoco sacro dello spirito dei Caduti.
Avvolte in corone di foglie di quercia, tra le due statue e la colonna troviamo i nomi di quattro importanti fronti nei quali combatterono i soldati calabresi: Carso, Asiago, Piave, e Blicny (Bligny), il fronte francese nel quale, nel luglio 1918, in sei mesi di battaglia in supporto agli alleati francesi contro la Germania, morirono cinquemila soldati italiani.
In una targa di marmo scolpita nel possente basamento campeggia la scritta: “N MEMORIA DEI FIERI BRUZI DELLA PROVINCIA DI REGGIO,
SOLDATI DE L’ESERCITO NAZIONALE NEGLI ANNI DEL DESTINO 1915-1918,
COMBATTENTI DALL’ALPE AL MARE L’ESTREMA GUERRA LIBERATRICE,
AI CADUTI LA PALMA DELLA VITTORIA,
AI SUPERSTITI LA SPADA ROMANA ORA E SEMPRE APPUNTATA
CONTRO I NEMICI DELLA PATRIA”.
Sul lato opposto del basamento invece, è ricordato il tributo di sangue che i patrioti calabresi diedero alla Vittoria italiana nella prima guerra mondiale, citando in ordine alfabetico le città e i paesi della Calabria con il rispettivo numero di caduti:
AFRICO 33, AGNANA CAL. 21, ANOIA 30, ANTONIMINA 47, ARDORE 120, BAGALADI 38, BAGNARA CAL. 123, BENESTARE 34, BIANCO 38, BIVONCI 53, BOVA 54, BOVALINO 98, BOVA MARINA 46, BRANCA LEONE 38, BRUZZANO 28, CALANNA 31, CAMINI 16, CAMPO DI CAL 36, CONDIDONI 12, CONNITELLO 30, CANOLO 41, CARAFFA DEL B. 37, CARDETTO 42, CAPERI 19, CARIDA 22, CASIGNANA 24, CATAFORIO 55, CATONA 45, CAULONIA 145, CIMINA 28, CINQUEFRONDI 80, CITTANOVA 218, CONDOFURI 65, COSOLETO 22, DELIANOVA 94, FEROLETO 21, FERRUZZANO 19, FIUMARA 14, GALATRO 55, GALLICO 42, GALLINA 153, GERACE MARINA 104, GERACE SUP. 65, GIFFONE 62, GIOIA TAURO 59, GIOIOSA JONICA 131, GROTTERIA 124, JATRINOLI 59, LAGANADI 10, LAUREANA DIB. 139, MAMMOLA 173, MAROPATI 33, MARTONE 26, MALICUCCA’ 37, MELITO DI P.S. 85, MOLOCHIO 37, MONASTERACE 14, MONTEBELLO J. 88, MOTTA SAN GIOV. 80, OPPIDO MAM. 123, PALIZZI 71, PALMI 168, PAZZANO 16, PELLARO 90, PLACANICA 34, PLATI’ 71, PODARCONI 10, POLISTENA 186, PORTIGLIOLA 29, RADIGENA 103, REGGIO CALABRIA 529, PIACE 34, PIZZICONI 81, ROCCAFORTE 31, ROCCELLA JONICA 73, ROGHUDI 28, ROSALI’ 20, ROSARNO 136, CALICE CALABRO 7, SAMEATELLO 16, SAMO 14, SAN GIORGIO M. 89, S. GIOVANNI DI C. 12, SAN LORENZO 81, SAN LUCA 40, SAN PIER FEDELE 4, SAN PROCOPIO 21, SAN ROBERTO 25, S. CRISTINA DI A. 38, S. AGATA DI B. 16, S. ALESSIO D’A. 6, S. EUFEMIO D’A. 84, S. ILARIO DEL J. 34, S. STEFANO D’A. 32, SCIDO 23, SCILLA 95, SEMINARA 76, SERRATA 31, SIDERNO 132, SINOPOLI 32, STAITI 23, STIGNANO 32, STILO 58, TERRANOVA S.M. 24, TRESILICO 21, VARAPODIO 36, VILLA SAN GIOV. 36, VILLA SAN GIUS. 11. L’amministrazione comunale nell’anno MCMXXX
Questo di Reggio Calabria è sicuramente uno dei monumenti ai Caduti della Grande Guerra più belli che abbia mai visto. La sua simbologia classica che si intreccia all’eroismo moderno ricongiunge oltre duemila anni di civiltà italica a difesa dei confini e non posso non concedermi qualche istante di raccoglimento per commemorare qui le anime dei nostri avi. Purtroppo però il suolo pubblico immediatamente a ridosso del manufatto è occupato da chiassosi tavolini e ombrelloni di un vicino locale, minimizzando così le prospettive, la simmetria e lo stesso senso di sacralità che questo luogo dovrebbe avere. Spero almeno che qualche avventore del suddetto locale, anziché tenere costantemente il capo chino sul proprio smartphone, trovi il coraggio di alzare lo sguardo cogliendo la bellezza e l’identità scolpita in questo monumento, magari riappropriandosi delle proprie radici familiari e di popolo. Certo è che, in questi tempi di iconoclastia anti-patriottica e con un sindaco come quello di Reggio, tristemente è già tanto poter ancora emozionarsi davanti a simili opere.
Andrea Bonazza 
Come sempre vi lascio in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex