25 Ottobre 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

In una Siracusa illuminata dal Tempio di Apollo

Trovandomi per la seconda volta in pochi mesi a Siracusa non posso non tornare nella bellissima Ortigia, un antica isola collegata alla città e che in essa custodisce tesori di ogni epoca; in particolare oggi voglio parlarvi di quella che per me è la più affascinante, perlomeno qui nella città di Archimede. Sto ovviamente parlando dell’epoca ellenistica e, il suo primo monumento passato il ponte, è il Tempio di Apollo. A differenza di quando giunsi qui la prima volta a febbraio, in questo momento è sera e sono in compagnia di diversi amici con i quali abbiamo appena cenato e bevuto qualche cicchetto di un improvvisato brodo di cozze con la vodka. Buono, giuro! Con me ci sono l’immancabile Fabio, il padrone di casa, il grande lavoratore siciliano Ignazio, la taciturna viterbese Vanessa e il romano Gabro, per la seconda volta mio compagno di viaggio in Meridione. Accomunati da un’idea immortale e trovandoci ognuno il proprio scorcio panoramico e temporale per entrare con lo spirito in questo contesto sacro, pensiamo a quanto sia assurdo lasciare al buio una tale magnificenza. Fabio allora, indicandoci dei faretti semi-nascosti dall’erba antistante il tempio, ci dice che non è stato sempre così; fino a poco tempo fa infatti il sito veniva illuminato ricevendo il giusto valore. Oggi però, nonostante si trovi al centro di una delle principali piazze di Ortigia famosa anche per il mercato, inspiegabilmente questo tesoro storico viene lasciato completamente al buio. Come se vi fosse una precisa volontà di spegnere i riflettori sulla nostra civiltà. Ascoltando gli amici siracusani il dilemma è subito spiegato: nonostante a Milano si candidò con il centrodestra, l’attuale sindaco e influencer Lgbt, Francesco Italia, oggi governa la città con un’amministrazione progressista di centrosinistra. “Sei di parte” direte voi… si, io-sono-di-parte! ben definita e che non si sposta in base al vento o alla carriera come fanno altri tra i quali il signor* sindac* siracusan*. Certo è che trattandosi di un bene archeologico il sito è sicuramente o sotto la Sovrintendenza Regionale, le Belle Arti o comunque i Beni Culturali statali, enti che, comunque, senza uno specifico richiamo di intervento difficilmente si muovono. Ancora affacciati alla ringhiera dell’area archeologica oscurata dalla sera e dalla politica, sconcertati da una simile ingiustizia contro la bellezza pensiamo a come sarebbe bello servire Pan per focaccia a questi signori, magari tornando a illuminare il tempio. Illuminarlo per dar modo di ammirarlo anche di sera a siciliani e turisti di tutto il mondo, magari fotografandolo e studiandone la storia come feci io l’ultima volta che, di giorno, mi trovai dinnanzi ad esso contemplandone le imponenti colonne…
IL TEMPIO DI APOLLO 
Come riporta lo storico greco Tucidide, nell’VIII secolo a.C. i colonizzatori greci salpati da Corinto e navigando per le rotte fenicie al seguito del condottiero Archia, sbarcarono ad Ortigia scacciando i Siculi e insediandosi al loro posto per fondare Siracusa. Meta di approdo già importante per i Fenici, lo scoglio di Ortigia e il suo golfo divennero presto un importante porto coloniale per i Greci, in grado di offrire acqua dolce a ridosso del mare e molte risorse naturali e faunistiche in grado di sopperire ai bisogni di popolazione e naviganti. Nonostante sia un’isola infatti, ad Ortigia vi è un luogo davvero speciale chiamato Fonte Aretusa, che unisce e separa l’acqua salata dall’acqua dolce, ma è una storia che racconterò successivamente.
Dal VI secolo a.C. a Siracusa vennero innalzati quelli che ancora oggi sono i templi e i santuari greci più antichi di tutta la Sicilia. Di pianta rettangolare e dalle grosse colonne, questi templi giunti fino a noi dal periodo classico e da quello arcaico hanno subito nel corso della storia una moltitudine di danneggiamenti e trasformazioni: dagli incendi alle guerre, dai terremoti alla conversione in chiese fin dall’età paleocristiana. Dapprima converito in basilica cristiana, poi dagli Arabi in moschea per tornare infine chiesa con la dominazione dei Normanni, il più antico trmpio di Sicilia conobbe tutte le fasi storiche che ne investirono la patria. Sulle sue rovine nel Cinquecento venne eretta una caserma edificando un’ennesima chiesa dedicata alla Madonna di tutte le Grazie.
IL TEMPIO IN ORIGINE 
Ma arriviamo finalmente dinnanzi al nostro tempio. Da alcuni attribuito alla dea Artemide, il Tempio di Apollo risale agli inizi del VI secolo a.C. e, qui in Largo XXV Luglio, ciò che rimane delle sue imponenti rovine offre un tuffo nel passato più arcaico di tutti i templi greci di Sicilia. Nel 1938 gli scavi condotti dell’archeologo Giuseppe Cultrera grazie al Governo Fascista, riportarono alla luce importanti resti del tempio e numerosi reperti che permisero di ricostruirne la struttura nell’antichità. Oltre alle imponenti colonne doriche, il grande basamento dell’Apollonion presenta tre gradoni su un lato dei quali è ancora visibile l’iscrizione dedicata ad Apollo che in greco riporta il nome del suo architetto: “Kleomene fece per Apollo (il tempio), il figlio di Knidieidas, e alzò i collonnati, opere belle”. Se tale frase ci fa intendere la bellezza di quest’opera per l’antichità, i resti del collonnato periptero ci suggeriscono invece la grandiosità della sua struttura. Ai tempi diciassette colonne doriche si alzavano nei lati lunghi per congiungersi a sei colonne erette sul fronte, con all’interno di esse una doppia fila di altre più piccole colonne che sorreggevano il tetto e dividevano in tre navate la cella divina con il suo vestibolo. Questo, oltre a precedere templi postcedenti, in alcuni tratti si sposa con lo stile proprio della tradizione corinzia; come le colonne monolitiche all’ingresso, la cella nel peristilio, la proporzione delle colonne e le strutture dei capitelli, per certi versi sembrano riprendere quelli del tempio di Apollo a Corinto, costruito intorno alla metà del VI secolo a.C.. Fedele alla sua terra però, il nostro tempio aveva aspetti come l’arretramento della cella nella peristasis, la scala sul fronte dei gradini e l’adyton che sono tipicamente siciliani. All’esterno il tempio era decorato da un fregio dorico coronato da terracotte policrome dipinte a fuoco nei colori nero, bianco e rosso, con due gèison e sima a ornarne il tetto. Sculture di cavalieri, sfingi bifronti e acroteri fittili abbellivano la facciata del tempio in un inno mitologico. Parte di questi reperti resistiti ai millenni sono oggi esposti al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa.
CASAPOUND ILLUMINA IL TEMPIO
Come ogni storia a lieto fine, giustamente nulla è regalato e per raggiungere i propri obbiettivi ci si deve rimboccare le maniche; talvolta lottando forsennatamente, talvolta invece spronando duramente i potenti nel ripristinare l’ordine. È il caso degli amici di CasaPound Siracusa che ieri sono tornati davanti al tempio con faretti e un generatore di corrente per illuminarlo schiaffeggiando le amministrazioni per la loro immobilità. In attesa di tornare ad Ortigia per brindare con un cocktail slle cozze, speriamo davvero sia un primo passo destinato a riportare, è il caso di dirlo, luce in questa storia, ridando al più antico tempio di Sicilia il suo meritato splendore.
Andrea Bonazza 
CasaPound illumina il monumento dorico più antico di Sicilia
Siracusa, 19 settembre –  Stasera i militanti di CasaPound hanno acceso i riflettori sul Tempio d’Apollo, illuminando il monumento dorico (VI sec. a.C.) al buio ormai da tempo immemore. Un’operazione che ha visto l’utilizzo di un gruppo elettrogeno e di fari con sforzo non da poco. Da settimane la città si sta sottoponendo per volontà del Sindaco e della sua Giunta, ormai padroni assoluti di Siracusa anche per l’assenza forzata del Consiglio Comunale sciolto più di un anno fa, ad una sorta di gioco dei colori. Su tutte, le strisce arcobaleno maldestramente poste in Piazza della Repubblica e che vorrebbero segnalare ed “esaltare” gli spazi ludici per i bambini, di fatto sono un pugno nell’occhio nel concetto di arredo urbano ed uno allo stomaco per ciò che storicamente Siracusa rappresenta. “Che l’arcobaleno ed i suoi colori siano ormai l’unica combinazione gradita ai politicamente corretti, con la strisciante e fastidiosa giustificazione di rendere le città a misura di bambino – spiega in una nota Casapound Italia-, l’Amministrazione Italia scorda, volutamente, i luoghi storici, i simboli di Siracusa lasciati miseramente al loro destino. Il Tempio d’Apollo è uno dei tanti tesori della nostra città, è il monumento che da il benvenuto ai visitatori che arrivano nell’Isola d’Ortigia, il cuore aretuseo. Ecco perché lo abbiamo illuminato; ecco perché vorremmo che invece di imbrattare Piazza della Repubblica, il Sindaco Italia dovrebbe riportare la luce nei luoghi in cui si respira e si vede la nostra storia millenaria”. Tanti ancora i turisti che affollano le città siciliane e che già al calar della sera sono impossibilitati a godere delle bellezze e delle peculiarità, in questo caso di Siracusa. Apollo dio greco della musica, dell’armonia, della profezia e della saggezza magari potesse instillare buon senso anche a chi questa città la sta facendo precipitare nel buio pesto del pensiero unico!