25 Ottobre 2021

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Alla Casa del Mutilato di Verona

Passeggiando per Verona, a pochi passi da piazza Bra e prendendo via dei Mutilati, arrivo davanti a un edificio dal chiarissimo stile fascista. È la Casa del Mutilato progettata dall’architetto Francesco Banterle e inaugurata nel 1934 alla presenza degli onorevoli: Carlo Delcroix, Medaglia d’Argento al Valor Militare e deputato del Partito Nazionale Fascista, Luigi Lojacono, docente universitario e deputato del PNF, ed Edoardo Malusardi, sindacalista e anch’esso deputato del partito di Mussolini. Sul portale dell’edificio troviamo all’interno di un arco trionfale le simbologie marmoree sacre alla Grande Guerra come elmetti, baionette, corone e foglie d’alloro e di quercia, gladi romani, corone di filo spinato e ramoscelli d’ulivo, fasci littori etc, sormontati dalla scritta in latino: MVTILAVIT NOSTRIS RECREAT PATRIA e da un bassorilievo raffigurante la Vittoria alata. A guardia del portale d’ingresso fotografo subito i due bellissimi gruppi scultorei in bronzo che rappresentano due soldati feriti sorretti da altri due militi che esaltano nella postura la propria fierezza. In prima battuta queste statue vennero scolpite nella pietra di Quinziano dallo scultore Ruperto Banterle, fratello dell’architetto, per poi essere sostituite con le attuali in bronzo nel 1960. 

Anche se purtroppo in questa mattinata di inizio autunno la Casa del Mutilato è chiusa, ricordo ancora quando nel 2008 inaugurammo proprio qui, con una grande conferenza, la neonata sezione di CasaPound Verona e in un rapido giro turistico della casa monumentale si vidi la sede dell’associazione degli invalidi di guerra e addirittura ancora il mobilio originale degli anni Trenta. Questo sì, per me, significa valorizzare realmente la storia di un luogo; senza troppe fesserie apologetiche antifasciste o censure talebane… A dire il vero però qualcosa di brutto l’ho trovato: qualche ragazzino ha infatti imbrattato con alcune scritte “tag” il portone dell’immobile ma senza alcuno sfondo politico, solo l’immaturità di facili ribellioni e, probabilmente, la mancata educazione persa in qualche scuola ostaggio di professori sessantottini. Attualmente la struttura presenta qualche segno di usura del tempo, probabilmente in quanto rimasta chiusa anch’essa a causa dei vari lockdown che da un anno e mezzo a questa parte stanno soffocando l’Italia; alcune erbacce sono cresciute tra gradoni e blocchi su basamento, gradinate, tetto e balconata, ma mi auguro che l’amministrazione scaligera provvederà presto alla riapertura e tutela di questo magnifico edificio monumentale dedicato ai nostri caduti.
Andrea Bonazza