25 Ottobre 2021

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Alla Tomba di Archimede nella Necropoli di Grotticelle a Siracusa

NEAPOLIS
Oggi è una bellissima giornata di fine febbraio e, qui in Sicilia, la primavera sembra finalmente entrare accompagnata dalla salsedine del Mediterraneo. Salendo verso la parte alta di Siracusa dalla costa che avvolge l’antica isoletta di Ortigia, con il siracusano Fabio e il senese-palermitano Marzio arriviamo davanti alla parte inferiore della Neapolis. Vedendo all’interno del parco archeologico diversi operai alle prese con vari lavori di sistemazione dell’area, proviamo ad entrare facendo i vaghi come se fossimo di casa ma veniamo bloccati da alcuni addetti al controllo. In un primo momento tentiamo l’innocente esclamazione di salviniana memoria “ah no? Non si può?”, salvo poi ripiegare sul tentativo di corruzione pagando e sulla più veritiera storia strappalacrime del “sono venuto apposta da Bolzano per vedere il parco e mi sono trovato qui in zona rossa…”. Niente, non ha funzionato. Gli irremovibili custodi del parco ci mandano via con la minaccia di chiamare la polizia. Capito? In Sicilia! Non c’è più meridione… Questa pandemia sta stravolgendo il mondo! Girando lungo il perimetro della Neapolis però riusciamo comunque a vedere alcune meraviglie in lontananza come il famoso “Orecchio di Dionisio”, il teatro greco e parte dell’anfiteatro romano. Passando in linea d’aria le imponenti Latomie delle antiche cave, è proprio a ridosso della strada statale però che possiamo ammirare, senza paura di essere beccati, l’affascinante Necropoli di Grotticelle e la sua celebre Tomba di Archimede.
NECROPOLI GROTTICELLE 
La Necropoli Grotticelle ha origini antichissime che secondo gli studi archeologici risalgono a secoli prima che a Siracusa sbarcassero i Greci. Qui sono state trovate tombe a fossa dei Sikeloi (Siculi), colombari rupestri e rovine di epoca arcaica sopra le quali vi è una stratificazione di altre tombe ed edifici sacri o civili di Greci e Romani. Tra le tombe che colpiscono maggiormente per stile e grandezza vi sono sicuramente quelle di epoca romana-imperiale. Alcune sono semplicemente scavate nella bianca e caratteristica roccia siracusana, altre presentano forme squadrate o tondeggianti ad arco; ma le più belle, probabilmente appartenute ad antichi eroi o personaggi illustri, sono quelle scolpite a camera con i loro ingressi monumentali all’esterno mentre, all’interno, è possibile vedere ancora colombari e nicchie nella pietra calcarea in cui i nostri antenati deponevano le urne cinerarie. Se vi state chiedendo cosa sia un colombario, questo non è altro che una camera sepolcrale al cui interno si trovano dei loculi scolpiti nella roccia con la funzione di custodire le ceneri o le ossa dei defunti. Il termine deriva da “columbarium” il quale ovviamente si ispira alle colombaie formate da piccole nicchie per ospitare gli uccelli. I colombari come le due grandi tombe a camera qui presenti risalgono con ogni probabilità all’età augustea, tra il primo secolo a.C. e il I secolo d.C., periodo che seguì l’amministrazione di Cicerone che proprio in Sicilia visse da questore.
“Una cittàgreca, dic’egli, che era stata la madre delle scienze non avrebbe conosciuto il tesoro che possedeva, se un Arpiate non lo avesse scoperto!”
(Della istoria d’Italia antica e moderna 1819)
CICERONE 
Nelle sue “Tusculanæ”, una serie di libri dall’alto contenuto stoico e filosofico, in un paragone tra gli antichi tiranni e i grandi pensatori greci l’oratore romano Marco Tulio Cicerone racconta di quando, investito nel grado di questore di Sicilia, decide di omaggiare il grande matematico Archimede facendo visita alla sua tomba. Gli abitanti tuttavia non conoscevano però la sua esatta ubicazione e in molti ne negavano addirittura l’esistenza ma, un’antica iscrizione su un monumento, riferiva che la tomba del grande scienziato siracusano riportava una simbologia con un cilindro e una sfera. Cicerone allora, recandosi nei pressi della “Porta di Agrigento” in questa zona di Siracusa, facendosi largo tra i rovi scoprì finalmente il sepolcro di Archimede.
La tradizione vuole che la sfera e il cilindro fossero i simboli posti proprio dal valoroso generale romano Marco Claudio Marcello per onorare il famoso nemico greco caduto con la conquista romana di Siracusa nel 212 a.C.
“Dalla stessa città risveglierò dalla sua polvere e dalla sua bacchetta un umile, piccolo uomo che visse molti anni dopo. Quando ero questore, scoprii il suo sepolcro, circondato e rivestito da ogni parte di rovi e pruni, ignorato dai Siracusani, dato che escludevano del tutto che esistesse. Ricordavo infatti alcuni versi di poco conto, che avevo sentito dire che fossero iscritti sulla sua tomba, i quali dicevano che sulla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro.
In seguito, scrutando ovunque attentamente – infatti nei pressi delle porte Agrigentine c’è un gran numero di sepolcri – scorsi una colonnetta che non sporgeva molto dai cespugli, su cui si trovava la figura di una sfera e di un cilindro. Ed io subito dissi ai Siracusani – si trovavano con me i più autorevoli cittadini – che pensavo si trattasse proprio di ciò che cercavo. Molti, mandati con delle falci, ripulirono e sgombrarono il luogo. Quando fu aperto l’accesso, ci avvicinammo al piedistallo posto di fronte: vi appariva un epigramma quasi dimezzato, dalle parti finali corrose. Così una fra le più nobili città della Grecia, un tempo anche fra le più dotte, avrebbe ignorato la tomba del suo più geniale cittadino, se non gliel’avesse fatta conoscere un uomo di Arpino.” (Cicerone)
TOMBA DI ARCHIMEDE
Fissandola intensamente per svariati minuti, la tomba a camera attribuita ad Archimede non presenta né il cilindro né la sfera; certo, è possibile siano andate perse o smantellate nel tempo, ma anche la sua posizione è ben distante dal fiume Ciane e dalle porte agrigentine descritte da Cicerone. Alcuni sostengono ancora che il vero sepolcro sia stato scoperto negli anni 60 al vicino distributore Agip e subito ri-sotterrato per non bloccare i lavori del benzinaio, per alcuni archeologi tedeschi invece sarebbe sotto il piazzale della stazione. Forse hanno torto entrambi, chi lo sa?! Questa tomba alle Grotticelle rimane comunque la più mirabile dell’intera necropoli con la sua forma a tempietto e le due file di nicchie colombarie. Risalente con buona probabilità al periodo tra iI I secolo a.C. e il I secolo d.C., è assai improbabile si tratti della dimora eterna del genio siracusano morto un paio di secoli prima.
ARCHIMEDE
Nato in Sicilia nel 287 a.C. e morto a Siracusa ucciso da un soldato romano all’età di 75 anni, Archimede è stato uno dei più grandi geni che il genere umano abbia mai conosciuto. Matematico, scienziato, fisico, astronomo, filosofo, ingegnere e inventore di strumenti che accompagnano e accompagnarono l’umanità per millenni, il genio siracusano era figlio d’arte; suo padre infatti, tale Phidias, era un astronomo che evidentemente seppe trasmettere al figlio ambiziose passioni e una genialità più unica che rara. Secondo Diodoro Siculo Archimede studiò ad Alessandria sotto il famoso matematico Euclide che ne coltivò le incredibili doti e, nella città egiziana, lo studente di Siracusa poté confrontarsi con molte menti e scienziati provenienti da tutto il mondo classico. In seguito all’esperienza alessandrina, colmo di nuovi enigmi ed idee da sviluppare, Archimede si concentrò sull’aritmetica riuscendo a dare una soluzione sul Pi e su moltissimi altri dilemmi diventando il più grande matematico dell’antichità. Si concentrò sulla statica e l’idrostatica, materie fondamentali per le invenzioni che di lì a qualche tempo sarebbe riuscito a creare.
INVENZIONI DI ARCHIMEDE 
Archimede inventò la pompa a vite idraulica: un cilindro con una lama a vite che ruotandola a mano trasporta l’acqua dal basso verso l’alto, sistema usato ancora oggi. La realizzò con l’obiettivo di svuotare dall’acqua l’enorme barca che doveva trasportare il pesante esercito siracusano. Sempre dominando l’acqua Archimede scoprì per primo che la pressione di ogni oggetto immerso nel liquido ne sposta lo stesso volume, giungendo alla conclusione all’epoca per nulla scontata che il peso dell’oggetto è pari al liquido spostato. Nella guerra contro Roma il genio siracusano inventò poi la gigantesca lente d’ingrandimento in grado di incendiare le navi romane tramite i raggi del sole. Una sorta di lanciafiamme a lunga distanza impiegato per la prima volta in combattimento. Sempre nella guerra contro i Romani di Marcello, Archimede inventò anche un’altra macchina bellica che accompagnerà l’uomo per i secoli a venire: la prima catapulta al mondo della quale riuscì a calcolare addirittura l’area della parabola.
Viva Archimede! Viva l’Italia!
Tra le varie versioni sulla morte di Archimede, Tito Livio racconta che, inviato dal condottiero Marcello, un soldato romano entrò nello studio del genio siracusano per portarlo al cospetto del generale. Archimede però, concentrato nei suoi studi, chiese stizzito di ripassare in un altro momento perché stava risolvendo un difficile problema. Il soldato purtroppo reagì uccidendolo e Roma perse la possibilità di progredire ancora di più grazie alla mente dello scienziato siciliano. I suoi progetti e le sue invenzioni furono comunque di enorme aiuto alla civiltà romana che ne trasse smisurata potenza. Ma dopo la caduta dell’Impero Romano anche grandi inventori come Leonardo da Vinci subirono l’inevitabile ispirazione delle idee e dei progetti di Archimede. Italiano della Magna Grecia o greco di Sicilia, Archimede rappresenta una delle più antiche rappresentazioni umane del genio italiano nel mondo. Quel genio che oggi vorrebbero sopito perché capace di stravolgere sistemi e vincere su tutti i fronti. Quel genio proprio di una cultura mediterranea sposata col divino e protetta in un paradiso tra confini alpini e marittimi, nutrita dalla natura più fertile e dall’innata ricerca della bellezza nelle sue genti. Quel genio che dovrà per forza un giorno resuscitare dalle antiche necropoli per tornare ad urlare “Eureka!” rilanciando la sfida della nostra identità contro un mondo moderno irriconoscente.
Andrea Bonazza 
foto: Andrea Bonazza