8 Dicembre 2021

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Riscoprendo l’Unità d’Italia a Firenze, al monumento ai Caduti di Mentana e Monterotondo

Passeggiando per Firenze all’indomani del riuscitissimo evento di Sol.Id Onlus per l’Armenia, sul Lungarno il mio vecchio amico Saverio mi fa scoprire il monumento ai Caduti di Mentana e Monterotondo. Sito nell’omonima piazza inaugurata a novembre del 1901, questo gruppo scultoreo realizzato da Oreste Calzolari è dedicato ai soldati garibaldini caduti a Roma nelle battaglie di Mentana e Monterotondo. Originariamente questa piazza era chiamata “Piazza delle Travi” in quanto in questo luogo arrivavano attraverso il fiume Arno i tronchi d’albero provenienti dalle foreste del Casentino. In questo scalo fluviale le travi venivano scaricate dalle imbarcazioni e portate in piazza attraverso la “Porticciola” aperta tra la stessa e le acque. In un dipinto di Bernardo Bellotto del 1742 si nota inoltre come questo luogo fosse diventato successivamente anche ritrovo delle lavandaie fiorentine che qui, sfruttando la Porticciola, scendevano la scalinata lavavando le stoffe in riva al fiume.

La Battaglia di Mentana ebbe luogo il 3 novembre del 1867 quando l’esercito garibaldino in trasferimento a Tivoli, scarsamente armato, subì una pesante sconfitta da parte dei soldati dello Stato Pontificio uniti ai francesi armati con i nuovi fucili a retrocarica Chassepots. Il 20 settembre di tre anni più tardi, nel 1870, con la Breccia di Porta Pia Roma fu conquistata dall’armata di Vittorio Emanuele II, fattasi largo tra le antiche mura aureliane, che sconfisse le truppe pontificie. L’anno successivo, nel 1871, la vecchia capitale Firenze, eletta tale solo nel 1865, dovette cedere il posto a Roma come “nuova” capitale italiana.
Questo bellissimo monumento in marmo e bronzo raffigura due soldati garibaldini che lottano e muoiono per la vittoria dell’Unità d’Italia. Il primo, ferito a morte, regge ancora alta la nostra logorata bandiera in un atto di estremo patriottismo. A reggerlo in braccio vi è poi il secondo fiero soldato intento a sparare con la rivoltella impugnata nel braccio teso verso il nemico. Ai lati del basamento due rilievi bronzei descrivono “L’uscita da Monterotondo” e “Lo scontro di Mentana”.
Oltre ad invitarmi a ripassare la storia del Risorgimento, oggi questo monumento mi regala una grande emozione; scaturendo in me un senso di fierezza e immensa gratitudine rivolta ai nostri padri che in nome dell’Unità della Patria combatterono e morirono volontariamente. Oltre ogni tentennamento borghese o interesse individualistico, i nostri predecessori vivevano e agivano mettendo al primo posto quell’idea di comunità nazionale della quale oggi si sente drasticamente la mancanza. I miei pensieri fuggono così automaticamente da Firenze a Trieste, oggi ferita dalle cariche della polizia di Stato contro manifestanti inermi la cui unica richiesta è quella di poter lavorare. Una protesta coraggiosa quella triestina, che però, oltre all’esercito del Sistema, trova contrapposta a sé la contrarietà e l’odio meccanico di una parte del proprio popolo. Un popolo un tempo diviso tra nord e sud, tra guelfi e ghibellini, tra patrioti e clericali; oggi invece ancor più tristemente diviso tra gli ottusi difensori di vaccini e Greenpass, completamente iptonizzati dai comandamenti di Tv e giornali, e gli italiani che non intendono rinunciare alle proprie libertà individuali e collettive, per poter ancora vivere e lavorare in una nazione consegnataci da veri ribelli che lottarono con tutte le forze contro le ingiustizie imposte da governanti illegittimi.
Andrea Bonazza