1 Luglio 2022

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Da Trieste al Mozambico, una vita al fronte con Almerigo Grilz

In questi giorni in cui si continua a parlare di Trieste e dei suoi cittadini in protesta contro il Greenpass, ho ripreso un libretto graphic novel edito da Ferrogallico. Almerigo Grilz, avventure di una vita al fronte. Un fumetto “ostinato e contrario” dedicato al reporter triestino Almerigo Grilz, oggi poco conosciuto nella cosidetta area di destra radicale, tanto quasi completamente sconosciuto nella vulgata popolare. Non è un caso che, seppur sia stato uno dei primi reporter caduti in guerra, su Grilz una determinata casta intellettuale e politica abbia calato una sorta di damnatio memoriae oppure, ancor peggio, il silenzio più completo. Come il grande giornalista Toni Capuozzo ci spiega nella prefazione, la sinistra finse, e sta ancora fingendo, che un giovane promettente giornalista di destra, già delfino di Almirante prima di Gianfranco Fini, fosse poco importante, scomodo, inutile e dannoso. Ma la storia di Almerigo è stata tutt’altro e, nelle bellissime tavole disegnate da Francesco Bisaro, emerge un ragazzo innamorato della sua città e della sua patria fin da giovanissimo. Le prime lotte con il Fronte della Gioventù fin dagli anni Settanta nelle scuole triestine, dove i militanti di destra risposero colpo su colpo alle violente prepotenze degli attivisti rossi supportati dai compagni slavi. I primi arresti ingiustificati e un crescendo di attivismo e manifestazioni contro il bilinguismo, il trattato di Osimo e prr una Trieste che piano piano si liberava dalla stretta comunista degli anni di piombo. Le prime stampe con volantini, manifesti e giornali innovativi con le inconfondibili grafiche di Almerigo. La voglia di scoprire il mondo come un Kerouac italiano sempre alla ricerca di nuove avventure portarono Grillz e i suoi inseparabili camerati, Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, a fondare un’agenzia di reporter, Albatros, con la quale armati di telecamera e macchine fotografiche immortalarono i momenti più cruenti di guerre scomode e semi-sconosciute. In Libano con i Falangisti cristiani, in Afghanistan con i Mujahediin dell’Hebzi contro l’armata sovietica, in Birmania con i guerriglieri Karen contro l’esercito comunista birmano, in Iran con i Guardiani della Rivoluzione dell’Ayatollah Khomeini contro l’Iraq di Saddam Hussein, in Vietnam tra Khmer rossi ed esercito vietnamita. Ma anche tra i deserti e le giungle dell’Africa, in Angola con i guerriglieri dell’UNITA contro i soldati marxisti dell’MPLA, in Mozambico con i ribelli della RENAMO contro i soldati di Samora Machel, alleato dell’URSS dove, nel distretto di Caia, in un offensiva dei guerriglieri anticomunisti del 19 maggio 1987, Almerigo verrà colpito a morte e sepolto dai militi africani sotto un grande albero di Mutongo, per i nativi simbolo di coraggio. Con la morte di Almerigo Grilz scomparirà un pezzo di storia d’Italia conosciuta più fuori che dentro di essa. Una storia ancora nascosta dalla casta mediatica di una nazione schiava del politicamente corretto che, ai suoi figli migliori, anziché gli onori e la memoria, dedica l’oblio affinché tra le nuove generazioni non rinascano altri coraggiosi Almerigo.

Andrea Bonazza