25 Maggio 2022

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Da Senio al Mangia, in piazza del Campo nella storia di Siena (1)

Oggi ci prendiamo il tempo per una bella passeggiata domenicale scoprendo Siena e la sua storia. A differenza di quando venni qui a Capodanno, in pieno lockdown con la città completamente deserta e la mia reflex che immortalava scatti di una Siena fantasma, oggi trovo l’antica località medievale colma di cittadini e turisti che invadono ogni via. Dopo una serie di sali e scendi tra i vicoli del centrostorico, con il fedele compagno di avventure Gullo arriviamo nella bellissima Piazza del Campo di Siena. Famosa per il tradizionale Palio in cui dal Medioevo, a cavallo, si affrontano ancora le contrade senesi, questa piazza unica al mondo per la sua forma di conchiglia a 9 spicchi dal 1300 rappresenta il fulcro della comunità senese.
Palazzo Pubblico 
Attratti dagli 88 metri di altezza di Torre del Mangia ci dirigiamo verso lo storico Palazzo Pubblico zigzagando decine di turisti seduti a terra come in un teatro greco. La sua costruzione, in marmo travertino nella parte bassa e in mattoni rossi a salire, avvenne tra il 1288 e il 1310, periodo nel quale il Governo dei Nove impose ai proprietari dei palazzi adiacenti di rispettare l’estetica che il nuovo edificio avrebbe dato alla piazza e che in essa doveva spiccare per maestosità e bellezza. Sulla facciata del palazzo si distinguono molto bene i tre stemmi della famiglia Medici, del monogramma di Cristo in ricordo della benedizione di San Bernardino, e della Lupa romana per rimarcare l’antica fondazione di Siena ad opera dei nipoti di Romolo. A sporgere prepotentemente su Piazza del Mercato (sul retro) da Palazzo Pubblico vi è la cosiddetta Loggia dei Nove; balconata coperta che permetteva ai governanti di Siena, chiusi nell’edificio durante i 6 mesi della durata del mandato, di “uscire” affacciati sulla propria città.
Cappella di Piazza
Sormontata dalla Torre del Mangia, a catturare l’attenzione per il suo bianco marmo in contrasto col cotto è la cappella costruita tra il 1352 e il 1376 da Domenico d’Agostino e ultimata da Giovanni di Cecco. Nel 1468 Antonio Federighi sostituì poi la vecchia tettoia con la volta arricchita dal cornicione e dal fregio dei gufi, armonizzando i motivi rinascimentali con lo stile gotico. Per non lasciare nulla al caso, nel contrasto architettonico che essa propone con il palazzo alle sue spalle, su un libro acquistato alla vicina piazza del Mercato scopro che questa cappella fu eretta per adempiere ad un voto fatto dai cittadini senesi per sopravvivere alla terribile peste del 1348.
Torre del Mangia
Tra le più alte d’Italia, questa meravigliosa torre civica fu costruita dai fratelli Francesco e Muccio di Rinaldo sotto la supervisione del maestro Agostino di Giovanni, dopo la realizzazione di Palazzo Pubblico, tra il 1325 e il 1348. Una vecchia leggenda cittadina, narra che nelle quattro pietre agli angoli del suo basamento vi siano monete d’oro incise con lettere ebraiche e latine, usanza medievale per proteggere gli edifici da fulmini e sventure. La torre prende curiosamente nome dal suo primo custode, Giovanni di Duccio, che era solito abbuffarsi nelle osterie senesi e, da qui, essere chiamato il “Mangiaguadagni”. Sicuramente il Duccio non si sarebbe mai immaginato che nei secoli a venire la sua ingordigia avrebbe caratterizzato una delle torri più famose al mondo, ma grazie alla fantasia italiana tant’è e a noi per nulla dispiace. Dal 1379 la torre non ebbe mai più custodi e, sempre in onore del primo, anche il batacchio a mano della sua campana venne chiamato “Mangia” e, usato unicamente per i rintocchi del Palio, è tutt’oggi visibile nel cortile del Podestà. Se la campana originaria venne fusa nel 1339, dal 1666 venne sostituita con un nuovo campanone di ben 7 tonnellate posto sopra la cella campanaria. Forse per il suo peso o forse per il diabolico anno della sua installazione comprendente il numero del Diavolo, il Sunto, ovvero la campana dedicata a Maria Assunta, risuona in modo stonato rendendola però unica tra i tanti campanili religiosi che svettano su Siena. 
Leggenda di Saenia Julia
Entrando nel cortile interno di Palazzo Pubblico, il cortile del Podestà che offre uno scorcio stupendo sulla verticalità della Torre del Mangia, camminando sotto al porticato a finestre trifore, tra le varie targhe e antichi stemmi nobiliari affissi alle pareti, ad accoglierci frontalmente troviamo l’inconfondibile Lupa romana. Opera in bronzo del 1430 di Giovanni Turino, è solo una delle tantissime scolpite ed esposte a Siena. Ma perché? Sebbene il primo insediamento umano fosse indubbiamente etrusco – la Seina o Seniensis citata anche da Plinio il Vecchio in Naturalis Historia – e ci sia chi sostiene che l’origine di Siena derivi dai Galli Senoni di Brenno intorno al 390 a.C., la sua antica leggenda risale invece alla fondazione di Roma. Quando Romolo consacrò il solco dell’Urbe con il sangue del fratello Remo che ne dissacrò il confine, i figli di quest’ultimo, Senio e Ascanio (o Aschio), anch’essi gemelli, dopo esser stati messi in guardia dagli dei rubarono la statua della Lupa dal tempio di Apollo e fuggirono a nord. Proteggendo i due gemelli, dopo cinque interminabili giorni di cammino, Apollo fece trovar loro due cavalli; uno bianco e uno nero, al galoppo dei quali raggiunsero il torrente Tressa e le colline sulle quali edificarono un tempio apollineo dove ricollocare la Lupa. Si unirono a mandriani e boscaioli locali che li elessero a capi della comunità aiutandoli a costruire un “forte castello”. Consultati gli aruspici, con uno stratagemma Romolo mosse 500 uomini armati contro Senio ma vennero smascherati e sconfitti. Andato su tutte le furie Romolo organizzò subito un altro esercito di 5.000 unità comandato da Camulio e Montorio. Questi costruirono a loro volta una fortificazione oggi chiamata Porta Camollia in tributo al condottiero. Senio fece erigere due templi un primo dedicato a Diana e Minerva e successivamente in onore a Marte e Saturno. Questa leggenda attribuisce dunque al mito sia il nome della città derivato da Senio, di sangue divino, sia il simbolo nella Lupa romana rubata dal tempio di Apollo, sia i colori sociali della Balzana e l’importanza dei cavalli e quindi del Palio. Un particolare curioso è che a differenza della sua madre romana, da quanto ho potuto notare in tutte le sue raffigurazioni la Lupa senese ha sempre la testa protratta in avanti e mai girata verso i gemelli allattati. Siena divenne poi in seguito un importante avamposto romano, centrale nel controllo della Dodecapoli etrusca, che prenderà il nome di Saena Julia. (Continua…)
Andrea Bonazza 
Come sempre vi lascio in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex