5 Luglio 2022

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I martiri di Belfiore e il monumento veronese a Carlo Montanari

In una delle mie tante fughe dal Lockdown, nascosto tra gli archi dell’arena e i vicoli di Veronetta, prima di dissetarmi con un paio di birre allo spazio il Mastino vado a trovare un vecchio amico tatuatore allo studio “Cicatrici d’inchiostro”. D’innanzi ad esso vi è un monumento bronzeo in un’aiuola che separa i sensi di marcia sul lung’adige. Inaugurato nel 1910, nel centenario della nascita di un illustre veronese che scopriremo oggi, questo gruppo scultoreo raffigura due soldati risorgimentali mentre innalzano la bandiera della Patria unita. Sopra di loro, fiero e imponente, si erge il busto del Conte Carlo Montanari. Ma chi era Montanari? Patriota veronese nato il 14 settembre 1910 e morto a Belfiore il 3 marzo del 1953, Carlo Montanari discendeva da un’antica famiglia nobile scaligera. Figlio di Ferdinando Montanari e Giulia Trevano, nel 1842 si iscrisse alla Società Letteraria veronese per divenirne successivamente conservatore nel 1850. Sempre nello stesso anno, mosso coraggiosamente da ideali liberali e risorgimentali in un periodo turbolento dettato dalla dura repressione austriaca di Radetzki, egli partecipò alla congiura di Mantova contro l’autorità asburgica. Il piano del suo gruppo rivoluzionario di patrioti fu presto scoperto dagli austriaci. Purtroppo, quindi, il colpo di mano fallì e Montanari fu arrestato nel 1852 insieme ad altri patrioti congiuranti. In casa le autorità straniere trovarono numerose stampe e materiale propagandistico giudicato dall’Austria “sovversivo”. Il 3 marzo del 1853 venne condannato a morte per impiccagione insieme ad altri patrioti italiani che da qui saranno definiti “i martiri di Belfiore”. La morte dei martiri scatenò un ondata di proteste e rabbia in tutta la popolazione che alimentò il clima di ostilità contro gli Asburgo, arrivando a portare la nazione, allora divisa, occupata e vilipesa, nelle successive guerre d’indipendenza che culmineranno con la realizzazione dell’Unità d’Italia e la libertà dalle potenze straniere.

Oggi, purtroppo o per fortuna (secondo me la prima), abbiamo nemici ancora più terribili ma allo stesso tempo più nascosti, infimi e accomodanti che sfruttano l’Italia, le sue eccezionali risorse e il suo popolo, per coltivare interessi stranieri. Oggi, purtroppo, abbiamo un popolo perennemente piegato sugli smartphone, sulle slot-machine e sulle tavolette dei cessi a sniffare, che non si pone minimamente il problema di perdere l’indipendenza e la libertà della nazione. L’importante è che vi siano garantite le artificiali “libertà” individuali in una società imprigionata dall’edonismo.

Andrea Bonazza