8 Dicembre 2021

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La poesia di Petrarca scolpita nella sua Arezzo

“Così libero e sicuro vado vagando e sono solo con tali compagni: sono dove voglio essere, ogni volta che mi è possibile, e sono con me stesso.”
(F.Petrarca – Familiares)

Rieccoci di nuovo in Toscana. Questa mattina nella bellissima Arezzo, dopo un risveglio che sapora ancora di Chianti e Guinnes, scolate in una piacevole serata comunitaria post-conferenza di Sol.Id Onlus in favore del popolo armeno. Accompagnato dall’amico Eugenio sull’apice del colle in cui sorgeva l’antica acropoli di Aretium, all’interno delle mura medievali giungiamo in un ampio parco all’ombra del Duomo. Al centro del “Prato” troviamo il gigantesco monumento nazionale dedicato a un famoso aretino; è il grande poeta del Trecento Francesco Petrarca. Inaugurato da Re Vittorio Emanuele il 25 novembre del 1928, la sua costruzione non fu per niente facile in quanto, proposto politicamente nel 1902, la posa delle sue prime pietre nel 1914 si interrompè un anno dopo con l’entrata in guerra dell’Italia interventista. Nel 1920 lo Stato e i comuni italiani parteciparono a una sottoscrizione per contribuire alla realizzazione dell’opera ma, tra questi, l’unico comune a rispondere negativamente fu proprio il mio, ovvero quella Bolzano annessa solo due anni prima al Regno d’Italia e avversa ad esaltare col proprio denaro una delle più alte figure dell’italianità. Sarà solo con l’avvento del Fascismo che, con l’elargizione degli ultimi contributi stanziati da Benito Mussolini, nel 1925 l’affermato scultore carrarese Alessandro Lazzerini poté finalmente dar forma al suo ventennale e costoso progetto.

Di non facile comprensione popolare, la scultura marmorea di Lazzerini offre un excursus allegorica nelle più importanti opere del poeta. Sull’estremità dell’enorme blocco di marmo di Carrara Lazzerini ha scolpito Petrarca rivolto verso la sua casa natale, davanti a quel duomo che egli vide nascere nel Trecento. Avvolto nella lunga veste, la postura del poeta appare pensierosa e al contempo fiera, con l’opera letteraria “Africa” gelosamente custodita tra le braccia e lo sguardo proiettato al futuro della sua città come dell’intera nazione. Immediatamente sotto la statua dell’illustre aretino domina l’inconfondibile Lupa capitolina che allatta Romolo e Remo, antico simbolo di quella romanità che Petrarca esaltò per tutta la vita sia in chiave fondativa e imperiale, sia a monito dell’italica potenza sul resto del mondo, in particolare contro la Francia.
Sempre sul lato frontale del monumento troviamo la raffigurazione delle “chiare, fresche et dolci acque” del suo Canzoniere, che si riversano nella vasca sottostante, incisa sul bordo con un gladio romano che taglia il serpente libico in riferimento sia alla Seconda Guerra Punica che il letterato trattò in “Africa”, sia alla Guerra di Libia del 1911/1912. Sopra l’allegoria dell’acqua vi è uno scudo militare tra un ariete, simbolo di guerra, e un giogo sinonimo di schiavitù, entrambi allontanati dal piede della Madre italiana. Essa stringe in braccio un bimbo mentre cinge la gamba del figlio maggiore, proteso con le mani al cielo per invocare, come nello scritto di “Italia Mia”: “pace, pace, pace”.
Ai lati del monumento sono scolpiti i Trionfi di Petrarca. Il “Trimphus Cupidinis”, il Trionfo dell’amore materiale e profano rappresentato da Cupido, sul lato orientale, mentre sulla parte occidentale troviamo “il Trionfo dell’eternità” raffigurante la Madonna con il Bambin Gesù. Sotto di essa, “il Trionfo della morte” in un teschio alato, a sinistra con un’ala di pipistrello, raffigurante la notte, e a destra con quella di una poiana, ovvero il giorno. Quest’ultima simbologia alata racchiude il “Trionfo del tempo”.
Nella parte posteriore del gruppo scultoreo, invece, vi è “il Trionfo della fama” dove storicamente Petrarca riceve una corona d’alloro, nell’incoronazione a poeta, dal senatore Orso dell’Anguillara nel 1341 a Roma. All’incoronazione del letterato aretino partecipano nella simbologia del Lazzerini un guerriero dalle sembianze del Duca degli Abruzzi, un poeta ispirato a Gabriele D’Annunzio, e una figura femminile che ricorda la moglie dello scultore carrarese. A simboleggiare “il Trionfo della castità”, sulla destra, in un medaglione è raffigurata Laura, donna amata di Petrarca.
Questo di Arezzo è un monumento straordinario nelle dimensioni quanto nei significati, tanto dovuto per una figura così importante come Petrarca, quanto poco artisticamente considerato a causa del periodo storico in cui prese vita. Purtroppo, nonostante l’arte e l’architettura propria del Fascismo siano studiate ed ammirate in tutto il mondo, la cecità iconoclasta dell’antifascismo si ostina a relegare nell’oblio opere come queste, magari sostituendole a veri e propri obbrobri contemporanei compresi unicamente da altri obbrobri umani. Poco importa se Francesco Petrarca fu tra i più grandi poeti della storia; per questi individui ottusi nell’animo il poeta aretino fu troppo nazionalista per rimanere d’esempio ai posteri. Ma nonostante la censura politica e il disinteresse generazionale, non riusciranno mai a spodestare il Petrarca dal Pantheon dei Padri della Patria. Di questo potete starne certi.
Andrea Bonazza 
“Molte saranno le voci e le opinioni; ognuno tende infatti a parlare non per amor di verità ma come gli aggrada.”
(F.Petrarca – Posteritati)