8 Dicembre 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Morire a 19anni per difendere i confini, grazie ai Suren Safaryan armeni

Fotografai questo murales quest’estate a Erevan. Anche in quell’occasione pensai a questi ragazzi armeni, martirizzati sui muri della capitale e arruolati volontariamente per il fronte nell’intento di difendere la propria terra dall’aggressione azera. Ragazzi semplici, studenti e operai, che hanno rinunciato alle comodità del mondo moderno per consegnare la propria vita alla Patria. “Chi glielo fa fare” diranno alcuni di voi dando voce alla bassezza del proprio egoismo. La risposta non è chi ma cosa. È quell’amor di patria che purtroppo in Italia è andato dimenticato. Sepolto sotto ad un mucchio di costose stronzate che non hanno nessuna reale utilità se non quella di rincoglionirci allontanandoci dai veri valori della vita.

A 19 anni servivo orgogliosamente da volontario nell’Esercito Italiano sperando di poter essere utile alla mia Nazione. In qualsiasi modo mi venisse richiesto. Lo spirito di molti diciannovenni europei, oggi, invece, viene ucciso quotidianamente tra social network, shopping e limitazioni alla libertà. Per la sua patria, Suren Safaryan, è stato ucciso a diciannove anni nei villaggi del Gegarkunik aiutati da Sol.Id Onlus. È caduto in battaglia. Contro il nemico reale che minaccia costantemente la sua gente. Onore a lui e a tutti i ragazzi armeni che muoiono ogni giorno vivendo in eterno. Possano Essi esserci da esempio per rifondare noi stessi e il nostro popolo.

Mio articolo su il Primato Nazionale di ieri, 24 novembre 

Erevan, 24 novembre – Un soldato armeno di 19 anni in servizio al confine è stato ucciso dal fuoco azero. A riferirlo è il ministero della Difesa armeno. Il diciannovenne Suren Safaryan, classe 2002, è stato ucciso quando le forze armate azere hanno aperto il fuoco con armi di diverso calibro sulle posizioni armene vicino al villaggio di Norabak, nella provincia nord-orientale del Gegharkunik, zona nella quale opera la onlus italiana Sol.Id. I volontari italiani, unitamente ai francesi di Solidarité Arménie, dallo scorso luglio sono impegnati in loco nel rifacimento di una scuola elementare che ospita sessanta bambini dei villaggi armeni al confine con l’Azerbaigian. Si tratta di piccole comunità, perlopiù di contadini e pastori, che non intendono abbandonare il proprio territorio costantemente minacciato dai cecchini delle truppe azere. È in questo scenario che i volontari europei hanno messo in piedi virtuosi progetti per la crescita di questi villaggi abbandonati a sé stessi, alla guerra e alla povertà di una zona economicamente depressa.
Il ministero della Difesa azero ha negato la veridicità del rapporto armeno, con un comunicato stampa in cui si afferma che “le nostre unità [militari] non hanno aperto il fuoco in questa direzione”. Le tensioni al confine tra Armenia e Azerbaigian sono aumentate il 16 novembre scorso quando sono scoppiati i peggiori combattimenti dalla fine del secondo conflitto per il Nagorno-Karabakh dell’autunno 2020.
Almeno sei soldati armeni sono stati uccisi e altri 13 sono stati fatti prigionieri, mentre le autorità azere hanno confermato sette vittime tra i loro soldati. Come già abbiamo riportato nei giorni scorsi su il Primato Nazionale, i pesanti combattimenti del 16 novembre sono durati solo un giorno e si sono conclusi con un cessate il fuoco mediato dalla Russia. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev hanno concordato un incontro personale per il 15 dicembre, a margine del vertice del partenariato orientale dell’UE a Bruxelles.

Andrea Bonazza 

www.ilprimatonazionale.it 

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