18 Gennaio 2022

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Il Genio Marino della fontana genovese

Girovagando senza sosta per l’Italia, risalendo dalla Tuscia viterbese in direzione Piemonte, per fuggire dai controlli di polizia approfitto di un paio d’ore di sosta per farmi un giretto nella zona del centro di Genova adiacente alla stazione Brignole. Dopo aver assaggiato qualche ottima varietà di focacce grazie ad un Greenpass palesemente non mio, giungo sotto i portici di piazza Colombo trovando però chiuse le caratteristiche bancarelle di libri e vinili usati. Colto dal dispiacere di non poter odorare le pagine di vecchi romanzi, e non poter emozionarmi con i quattroquarti di qualche vinile garage, mi fermo comunque estasiato dinnanzi ad una bellissima fontana, illuminata dalle lucu natalizie, che domina al centro dell’incrocio.

È la fontana barocca del Genio Marino e venne progettata nel lontano 1643 da Pietro Antonio e Ottavio Corradi. Scolpita da Giovanni Battista Orsolino di uno splendente bianco marmoreo, essa ha una grande vasca ottagonale dalla quale alcuni mascheroni, probabilmente ispirati al bestiario medievale, sputano l’acqua in contenitori semicircolari a ridosso della peschiera sottostante. Nei secoli passati queste vasche permettevano ai cavalli dei commercianti, che trainavano i carri con le merci, di abbeverarsi in prossimità dell’arrivo al porto. Sopra la grande vasca su piano strada si erge una colonna con quattro delfini mitologici, legati per la coda alla stessa, e dalle cui narici zampilla, in un moto perpetuo, l’acqua che si rituffa armoniosamente nella vasca sottostante. I quattro delfini sostengono altre quattro cariatidi dalle forme prosperose che, a loro volta e con le rispettive braccia intrecciate tra loro, reggono una coppa di marmo sulla quale posa il graziato Genio Marino alato dal quale prende nome il monumento. Quest’essere mitologico, scolpito da Jacopo Garvo alla fine del Seicento, suona impercettibili melodie alla città della Lanterna con un nicchio marino, cioè una conchiglia a forma di corno dalla quale zampilla a pioggia il getto acquatico più poderoso dell’intera opera. Da ciò che leggo in rete però, questo vecchio barchile marmoreo in origine aveva una diversa collocazione. La fontana si trovava infatti nella zona di Ponte Reale, nei pressi di Palazzo San Giorgio. Nel cortile di una casa nel quartiere Carignano, in via Ilva, scopro esserci un affresco realizzato negli anni 60 del secolo scorso e ispirato a un’incisione ottocentesca che ci fa comprendere il contesto originario nel quale venne edificata la fontana. Di ciò che però maggiormente dovrebbe interessare ai visitatori come il sottoscritto, ma anche e soprattutto ai cittadini genovesi, su internet non trovo praticamente nulla. Sto parlando ovviamente dell’importanza simbolica del Genio Marino. Nella Tradizione romana infatti, il Genius era un nume tutelare che con la propria energia positiva proteggeva individui, luoghi, elementi e comunità. In questo specifico caso genovese quindi, il genio marino che svetta alto su questa piazza, ne protegge le quattro strade che qui s’incontrano e gli abitanti, assicurando sempre agli stessi, grazie all’acquedotto risorgimentale del 1861, una buona quantità di acqua potabile quale più grande essenza di vita.
Andrea Bonazza