5 Luglio 2022

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Tra la simbologia mitologica del Castello Reale di Govone

In quest’ultima parte della mia nuova avventura lavorativa piemontese, che mi trova al lavoro presso la casetta di Territalia http://www.territalia.it al mercatino di Natale di Asti, mi trovo a pernottare nella modesta ed arroccata Govone. Arroccata sicuramente: in quanto questo paesino è edificato su un colle che domina l’intera vallata del Tanaro nella quale si congiungono le province di Asti e Cuneo. Modesta, invece, non poi così tanto; dato che qui, nonostante le piccole dimensioni del paese e, ancor di più, il ristretto numero dei suoi abitanti, si erge possente sull’abitato uno dei meravigliosi castelli reali della Famiglia Savoia.

Arrivato dopo una ripida salita al castello, entrato nella lista del patrimonio artistico mondiale UNESCO nel 1997, in mezzo alle statue di un cane da caccia e di una sfinge, rimango letteralmente estasiato dalla sua aristocratica facciata alta sopra lo scalone d’onore a due rampe. Essa è ricca di decorazioni, antefisse, bassorilievi, sculture mitologiche seicentesche o proprie del bestiario medievale, provenienti talune dal vecchio Castello di Venaria Reale e altre dal Tempio di Diana e dalla Fontana di Ercole. Pur senza saperlo, i marmi di questo castello offrono infatti una chiarissima riproposizione delle Fatiche di Ercole mentre due potenti talamoni sorreggono la pesante balconata del piano superiore.
Dalle sponde delle balconate che delimitano il piazzale ci si affaccia, a ovest su di un giardino all’inglese, e, a est, su un bel giardino all’italiana rivolto all’alba, con aiuole concentriche e una fontana dall’acqua limpida e calma, mossa unicamente dal delicato getto versato dalla cornucopia di un fauno monumentale accompagnato da due pescioni. Mentre alle sue spalle si apre un panorama stupendo che nei prossimi giorni mi regalerà diverse albe tra i colli piemontesi, davanti ad esso, una grande nicchia nelle mura del castello ospita una ninfa, purtroppo danneggiata dal tempo, graziatamente posata su di un’altra fontana a parete. Sopra di essa, a chiudere l’arcata a conchiglia della nicchia, una chiave di volta al quanto tetra raffigurante un demone e, sopra di esso, l’ennesima balconata adornata da emblemi richiamanti l’arte militare romana.
Se in origine fu una fortezza composta da bastioni e torri angolari, per opera dei conti Solaro, signori di Govone, la costruzione attuale risale al XIII secolo. Con la scomparsa dell’ultimo conte Solaro, privo di eredi, il castello venne comprato dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III. Castel Govone è divenuto succesivamente una delle residenze reali dei Savoia per un secolo, dal 1792 al 1970, per diventare poi palazzo comunale. Nonostante il comune abbia messo all’asta importanti mobili sabaudi, al suo interno l’edificio ospita oggi mostre, sculture e affreschi permanenti, ma anche parti del mobilio originale di Casa Savoia, recuperato nella zona. Inutile dire che muoio dalla voglia di visitarlo e, oggi, penso mi vada pure bene avendo per la prima volta un Greenpass vero. Pensavo male però; è destino che io e il certificato verde di Draghi non andiamo d’accordo… Oggi infatti è lunedì e il Castello è chiuso. Sarà per un’altra volta.
Andrea Bonazza