5 Luglio 2022

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Tra la Casa del Fascio e il monumento agli Alpini di Asti

In questo inverno piemontese che precede il solstizio, andando a lavorare ai mercatini natalizi di Asti in piazza Roma, al banchetto di Territalia http://www.territalia.it , spesso e volentieri allungo il tragitto per passare in piazza della Libertà davanti a due siti a me divenuti cari. Il primo è la Casa del Fascio; un maestoso esempio di architettura razionalista che, seppur del Novecento, svetta in alta simmetria con le tante torri medievali della città piemontese. Edificata su progetto dell’architetto Ottorino Aloisio tra il 1934 e il 1935, in pieno periodo fascista, la Casa del Fascio di Asti è un edificio possente dall’armonioso contrasto tipico del razionalismo; con il bianco imperiale del marmo e il caldo rosso dei mattoni che, qui in Piemonte, si sposa particolarmente con le tante strutture di periodo alto-medievale. Affiancata da una grande struttura più “bassa” dell’edificio che ospitò la sede del PNF, il Partito Nazionale Fascista, l’alta torre quadrangolare raggiunge un’altezza importante visibile fin dalla stazione del capoluogo provinciale, anch’essa in perfetto stile razionalista come gran parte della città. Perdonatemi il paragone ma, se vogliamo proprio dirla tutta, l’edificio ricorda un enorme costruzione fallica che, come si usava in antichità, era simbolo di forza e fertilità oltre che di buono auspicio. Peccato non poterla visitare; non sono ancora riuscito a capire se oggi versa in abbandono o ospita qualche ufficio istituzionale, e peccato soprattutto non trovare più nozioni in rete riguardo la sua storia che, da queste parti, è parecchio scomoda e da nascondere nell’oblio. Certo è che una struttura del genere, per dimensioni e bellezza, risulta assai difficile da nascondere o cancellare. Che rimanga da monito per l’arte architettonica e la volontà di potenza che ha espresso il nostro popolo fino a settant’anni fa. Magari un domani chissà, forse potrà tornare ai suoi legittimi proprietari.

Poco distante dalla Casa del Fascio, più esattamente nella piazza alla sua sinistra guardando la facciata dell’edificio razionalista, vi è poi un monunento di qualche decennio fa che mi riporta alla mente vari ricordi. Cinque anni fa infatti, in un 2016 lontano da lockdown e restrizioni che stiamo affrontando oggi, mi trovavo esattamente qui con i miei commilitoni di naia partecipando all’89^ Adunata Nazionale Alpini. Come una diapositiva resistita al tempo, il monumento agli Alpini di Asti mi strappa sempre un grande sorriso rivolto ai miei camerati della 47^ Compagnia del 5° Reggimento. Bei tempi di gioventù vissuti tra sacrificio, punizioni e tanta spensieratezza unita ad un marcato senso del dovere. Questo monumento che ritrae un alpino in posa XXXXXX è stato progettato dall’architetto Salva Garipoli e realizzato da Riccardo Cordero. Donato al Comune di Asti dall’Associazione Nazionale Alpini nel 1972, in occasione del centenario di fondazione del Corpo alpino, esso onora i caduti della prima e seconda guerra mondiale. Ragazzi che combatterono contro ogni avversità per un amor di patria oggi continuamente irriso e vilipeso. Combatterono contro eserciti invincibili di mezzo mondo così come contro freddo e pandemie. Oggi però, purtroppo, a condurre le folli restrizioni di questa farsa pandemica 2020-2022, ci troviamo proprio un alpino; quel generale Figliuolo eretto a simbolo della lotta al covid e che, oltre a portare l’intera nazione alla rovina carceraria, sta sacrificando migliaia di militari italiani per una guerra, tanto invisibile quanto assurda, che vede i nostri soldati svolgere umilianti compiti da sbirraglia orwelliana. Se una volta i governanti temevano l’Esercito per possibili colpi di Stato volti a ristabilire l’ordine nazionale, oggi è proprio l’esatto contrario; con un presidente del governo Draghi che, comprandosi una delle più alte cariche della Difesa, si è assicurato la vigilanza e la bassa manovalanza armata in nome di non si sa più bene quale fedeltà alla costituzione nazionale.
Andrea Bonazza