18 Gennaio 2022

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Senza fiato con Edgar Allan Poe

In queste sere d’inverno ho iniziato a sfruttare un regalo che mi sono tolto lo sfizio di farmi per questo Natale 2021. È “Obscura”, il libro di mille pagine, edito da Mondadori per la collana “Oscar Draghi”, che raccoglie tutti i racconti del grande maestro del terrore che, fin da quand’ero piccolo, mi tiene compagnia con le sue storie tetre ma colme di significati che fanno trapelare “il lato più oscuro dellamodernità”, come scrisse di lui il grande H.P. Lovecraft. Sto parlando ovviamente del pioniere ottocentesco del genere Horror: Edgar Allan Poe. Colui che dalla sua Boston lanciò al mondo, e contro di esso, una nuova letteratura in grado di sorprendere e spaventare, facendo rispecchiare il lettore nelle sue più profonde ansie e paure.

La storia che vi racconto oggi – la prima del libro – è “Senza fiato”; un racconto angosciante che ci catapulta nella mente di un tizio alle prese con la propria morte. Da subito è quasi impossibile comprendere la reale situazione ‘vissuta’ dal protagonista che appare volutamente mimetizzata in un continuo ricorrere a citazioni e personaggi storici che, a veder bene, poco o nulla hanno a che fare con il racconto. Qualcuno potrebbe sostenere sia intenzione dell’autore darsi un tono, una dimostrazione della sua grande saccenza di poeta e scrittore, ma in realtà, Poe, tra le righe della storia non fa altro che inserire elementi che di fatto distraggono il lettore da una più semplice ed immediata soluzione dell’arcano. “Senza fiato” rimane fedele al suo stesso titolo per tutto lo svolgimento di una storia tanto bizzarra quanto assurda. Le imprecazioni urlate contro la moglie porteranno il protagonista a non riuscire più a parlare, salvo per qualche suono gutturale, e ben presto si accorgerà di non aver più fiato nei polmoni. Le sensazioni provate dal protagonista non lo faranno però soffocare ma lo porteranno a raccontare in modo naturale e sereno le proprie emozioni con strampalati ragionamenti sulla sua situazione. Le più varie e assurde vicissitudini capiteranno al suo corpo martoriato senza che egli provi stranamente alcun dolore per le ferite subite; dato per morto sarà lanciato da una carrozza in corsa subendo numerose fratture, verrà operato in un’autopsia in cui egli è completamente cosciente di ciò che accade. Ma una volta fuggito dal tavolo dell’obitorio si lancerà dalla finestra su di un’altra carrozza che portava al patibolo un pericoloso criminale e che, guarda caso, somiglia incredibilmente al protagonista. Fuggito il vero condannato, in uno scambio di identità sarà il protagonista ad essere condotto con la testa nel cappio del boia, raccontandone le sensazioni mortali con l’estrema leggerezza di chi, già senza fiato, non può comunque soffocare. Come non potrà soffocare da sepolto vivo in compagnia di un altro strano individuo, forse anch’esso morto nel corpo e vivo nell’anima, forse più semplicemente un alterego del protagonista, che a sua volta potrebbe essere un nostro alterego in grado di farci riflettere sulla morte e sull’importanza di non sprecare, inutilmente, il nostro importantissimo e vitale fiato.
Andrea Bonazza