6 Luglio 2022

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Nel cuore dell’antica Brixia tra il Capitolium e il teatro romano

Recentemente ho avuto modo di tornare a Brescia per qualche ora in attesa dell’ennesimo treno. Con l’amico cremonese Alessandro però, attraversando frettolosamente il centro storico della città lombarda, senza troppe tappe ci siamo diretti verso il suo primo insediamento urbano. Proprio nel cuore di Brescia, infatti, tra le imponenti opere di architettura razionalista e gli stretti vicoli costeggiati dagli edifici medievali, come in un viaggio nel tempo arriviamo all’antica Brixia.

Brixia
Fondata nel VII secolo a.C. dai Galli Cenomani, con la conquista romana della Gallia Cisalpina tra il III e il I secolo a.C., Brixia diverrà progressivamente un importante città romana, snodo dell’antica via Gallica che collegava i centri di origine celtica con i laghi di Iseo e di Garda, e le Valli Camonica e Trompia che s’immergono nelle Alpi. Diventerà vero e proprio municipium nel 89 a.C. e conquisterà il Civis Romanus, ovvero la cittadinanza romana, nel 49 a.C., e lo stato di colonia romana nel 27 a.C.
Con una delle più vaste aree archeologiche di tutto il nord Italia, Brixia espone ancora importanti monumenti in grado di raccontarci la sua storia. Passeggiando tra le rovine di edifici risalenti dal I secolo a.C. al III sec. d.C., ne riscopriamo forme architettoniche e metodi di costruzione in un affascinante quadro storico in grado di farci immaginare la vita in Età romana.
Capitolium
Il monumento più famoso e d’impatto dell’intera area, in grado di sbalordire e far battere il cuore a chi ancora riconosce la bellezza dell’ordine classico, è sicuramente il Capitolium. Inaugurato nel 73 d.C. per volere dell’imperatore Vespasiano, questo tempio dedicato alla Triade Capitolina Giove, Giunone e Minerva, per volere del Fascismo dagli anni Trenta è tornato a dominare l’intera area sacra, dalla terrazza rialzata rispetto al livello del decumano massimo e della piazza del foro che terminava con una basilica. Sulla ricostruzione del frontone del tempio, tra i reperti originari troviamo le lastre marmoree in cui è inciso il nome dell’imperatore “Vespasiano Augusto”. Quasi interamente sepolto da una frana del colle Cidneo alle sue spalle, il tempio fu riscoperto nel 1823 e ricostruito da Rodolfo Vantini. Nel corso degli scavi, nel 1926, venne rinvenuta una statua bronzea raffigurante la Vittoria alata, probabilmente nascosta per essere salvata da saccheggi e iconoclastia monoteista, ma divenuta oggi simbolo stesso della città. È soprattutto grazie al Capitolium infatti che Brixia deve la propria riscoperta nella modernità; assieme alla Vittoria Alata furono riportati alla luce altri bronzi, statue equestri ed incredibili reperti custoditi nel Museo Patrio che si snoda tra le celle del tempio.
Museo
A causa di un guardiano per niente stupido e del tempo limitato a nostra disposizione prima di prendere il treno, purtroppo la visita nell’antica Brixia non potrà essere completata dal ricco percorso museale immerso all’interno del Capitolium. Con la promessa di ritornare qui presto, magari munito del Greenpass dello stesso Vespasiano Augusto, purtroppo oggi ci tocca abbandonare la possibilità di varcare le aule del Capitolium, famose per i pavimenti in marmi policromi nello stile opus sectile, le ben conservate epigrafi e i frammenti delle statue tra cui quella imponente di Giove, alta ben oltre i 4 metri.
Il Teatro romano 
Passando a destra del museo, subito a fianco del Capitolium troviamo il teatro romano costruito tra il I e il III secolo d.C. In un percorso che costeggia il colle Cidneo da cui emergono parte delle rovine, ci rendiamo conto di camminare sull’inconfondibile cavea, gli spalti semicircolari che qui ospitavano fino a 15.000 spettatori facendo del teatro di Brixia uno dei più grandi dell’Italia settentrionale. Oggi il monumentale frontescena del teatro purtroppo non esiste più ma, con un po’ di fantasia, da questo punto arretrato rispetto al tempio possiamo immaginare la magnificenza dell’intera area che dominava la città. Cittadini di Brixia, Romani, Camuni, Veneti e Galli pacificati, da queste gradinate insieme a mercanti e viandanti qui potevano godere di spettacoli e commedie su antiche storie di dèi ed eroi.
Altri tempi! Altre opere! Favole, miti e storie leggendarie in scena nei teatri classici insegnavano alle genti arti e morale, valori e virtù, volte soprattutto a formare generazioni di uomini e donne forti nello spirito, al servizio della comunità e della grandezza di Roma. Tutt’altra cosa rispetto a puttane e puttanate moderne delle quali sono composti i copioni di nuovi spettacoli teatrali, vomitevoli trasmissioni televisive o pellicole cinematografiche politicamente corrette. Anche qui c’è proprio da chiedersi quali siano realmente le rovine e quale sia effettivamente il “progresso” moderno dopo esser stati una civiltà millenaria che ha guidato il mondo conosciuto…
Andrea Bonazza