25 Maggio 2022

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Tra le chiese barocche di Ragusa Ibla

Atterrato in Sicilia in questo agosto 2021, arrivato a Ragusa con l’ospitalissimo Beppe, padrone di casa e camerata storico fin dai missini anni Settanta, insieme raggiungiamo subito la parte più alta di Ibla. Dopo aver attraversato una fase decadente a causa prima del terremoto del 1693 e, successivamente, all’era moderna dell’industrializzazione e delle comodità, negli ultimi vent’anni Ragusa Ibla è rinata nelle sue bellezze e specificità. Interamente edificata e riedificata su un colle roccioso, questo vecchio borgo racchiude in sé storia e arte così come profumi e tradizioni, che ne fanno oggi un gioiello per l’intera Sicilia, tanto da divenire negli anni contesto scenografico di romanzi e set cinematografici. Qui, dall’alto, dal belvedere panoramico in cui mi porta il buon Beppe, ammirando Ibla si comprende chiaramente quanto questa località sia devota alla fede cattolica. Tra i suoi mosaici di tetti e camini, infatti, spiccano alti una moltitudine di campanili che, proprio in questo momento, attaccano a suonare insieme accompagnando con una lenta melodia il panorama che si estende dalla cupola dinnanzi a noi.
DUOMO DI SAN GIORGIO 
Vedendo così vicina la cupola del Duomo di San Giorgio che “pare tu possa toccarla”, dice il caro Beppe, non indugio nemmeno un minuto per raggiungere e visitare questo bellissimo luogo sacro. Dinnanzi alla scalinata di questo bellissimo tempio cristiano, colgo due sposi mentre posano felici nel loro giorno più sacro e importante (augurandogli perlomeno che così possa essere). Iniziata nel 1739 e finita nel 1775, questa magnifica chiesa progettata dall’architetto di Noto Rosario Gagliardi è tra i più alti e preziosi esempi di barocco siciliano, anche se mischiato nella facciata a stili anglosassoni. L’insigne Collegiata di San Giorgio rinasce dopo il sisma del 1693 che distrusse la più antica chiesa di San Giorgio, della quale oggi rimane solo il portale che andrò a visitare più tardi. All’epoca del post-terremoto, arroccati nella primitiva parte di città e fermamente convinti nel ricostruire nell’antico nucleo, i sangiorgiani vennero politicamente superati dai sangiovannari, primi a ricostruire un proprio luogo di culto. Ribaltando la fisionomia locale inginocchiata dal sisma e l’ordine gerarchico e urbanistico della società iblea, questo smacco tra fazioni continuò nel tempo a fomentare le diatribe fra i sacerdoti da sempre in contrasto.
IL GIARDINO IBLEO
Da piazza Giovan Battista Hodierna, stuprata nell’insieme da vari palazzi e panchine moderni che contrastano orribilmente con lo stile barocco dominante, varchiamo adesso la cancellata di entrata del bellissimo Giardino Ibleo. Realizzata su uno sperone di roccia affacciato sulla vallata sottostante, alcuni nobili locali con l’impegno di semplici cittadini, nel 1858, inaugurarono Villa Iblea. Un vero capolavoro botanico arricchito di panchine, colonnine con vasi di pietra e una lunga balconata panoramica. Percorrendo all’ombra delle palme il viale delle Colonnine, arrivo davanti al Monumento ai Caduti iblei della prima guerra mondiale, posto su rocce che ricordano i nomi di coloro che, da Ragusa, partirono verso nord donando la propria vita per riconquistare i lontani e sacri confini d’Italia. Molte in questo parco sono le famiglie che vengono a cercare un po’ di tranquillità sulle vecchie panchine in pietra, oppure, molto meno eleganti e fuori contesto, su quelle in cemento che adornano il Giardino Ibleo. I bambini qui giocano sereni tra scivoli e altalene ombreggiate da grandi alberi che deliziano il visitatore con profumi floreali e di resine. Peccato vi siano però, qua e là, alcune costruzioni contemporanee in cemento – insisto – totalmente fuorvianti dal contesto originario del parco. Ma il Giardino Ibleo è soprattutto famoso per le sue tre antiche chiese barocche; la chiesa dei Cappuccini, la chiesa di San Vincenzo Ferreri e la chiesa di San Giacomo. Proprio quest’ultima è la prima che vado adesso a visitare.
CHIESA DI SAN GIACOMO APOSTOLO 
Entrando nella pace del Giardino Ibleo, dopo pochi metri, sulla sinistra vedo la bellissima chiesa di San Giacomo Apostolo. Costruita nel XIII secolo sopra un antico tempio pagano dedicato a Lucina, dea della fecondità, questa chiesa risale al periodo della dominazione normanna sulla Sicilia. Originariamente composta da tre navate, dopo il disastroso terremoto del 1693 questo luogo di culto rimane con la navata unica, centrale, mentre le due navate laterali furono distrutte dal sisma insieme a pregiate sculture cinquecentesche di scuola gagginesca. Parlando con un anziano signore appoggiato con il mento al suo bastone, mi racconta di una leggenda locale nella quale alcune delle sculture e dei quadri di questa chiesa non si possono assolutamente spostare perché, ogni qualvolta l’uomo ha tentato di farlo, sulla zona si sono abbattuti violenti terremoti. La facciata attuale della chiesa venne restaurata e riadattata dall’ingegnere Giuseppe Pinelli e completata nel 1902 da Antonio Ingallina. Sulla bella facciata odierna oggi campeggiano San Giacomo Apostolo, Santa Maddalena e, al centro, l’immancabile patrono San Giorgio che combatte il drago. Entrando in questo luogo di culto, percorrendo l’unica navata centrale sopravvissuta al terremoto, si viene catturati dagli undici altari, cinque per lato più quello centrale, dedicati a San Cristoforo, alla Morte del Giusto, alla Madonna della Luce e a San Giovanni Evangelista. Troviamo poi i quadri raffiguranti la Madonna che appare a San Francesco di Paola, San Sebastiano con Madonna e Bambino, Sant’Ignazio e, colui che dà il nome alla chiesa, San Giacomo. Altri altari presentano un gruppo statuario con Dio Padre circondato dagli angeli, un tempietto ad arco spezzato con il Crocifisso tra la Maddalena e l’Addolorata, una scultura di San Giacomo, un’urna con Cristo deposto e una Madonna del Piliero.
CHIESA DI SANT’AGATA AI CAPPUCCINI
Passando alla seconda chiesa che si erge tra la meravigliosa cornice del Giardino Ibleo, alle spalle del convento cappuccino; la Chiesa di Sant’Agata ai Cappuccini, entrando vengo subito rapito dalla bellezza dell’ordine dei suoi elementi. Molte di queste opere sono uniche al mondo e, incredibilmente sopravvissute al tremendo sisma del 1613, rappresentano oggi rari esempi dell’artigianato ibleo antecedente il terremoto. Qui le tele dipinte e il legno sono dominanti, in contrasto con il candore delle mura di un bianco celestiale. Sull’altare un trittico di dipinti di Pietro Novelli è incastonato in una sofisticata cornice lignea che ne risalta le immagini. Detto anche “il monrealese”, Pietro Novelli era un famoso pittore e architetto militare, giunto a Ragusa al seguito del viceré Don Giovanni Alfonso Enriquez conte di Modica e ancor oggi considerato il più importante e influente artista del Seicento in Sicilia.
CHIESA DI SAN VINCENZO FERRERI 
L’ultimo di questi edifici confessionali in cui entro prima di uscire dal parco, è in realtà la prima chiesa che si trova all’entrata del Giardino Ibleo. Affacciata su piazza G.B.Hodierna vi è infatti la bellissima Chiesa di San Vincenzo Ferreri, costruita alla fine del XVI secolo dai padri Domenicani, ad essa era annesso un convento oggi divenuto scuola elementare. Sulla sua facciata due colonne corinzie sorreggono un timpano spezzato e, sopra questo, una meridiana con la dicitura “LINEA S. VIN. FERRERI” detta il lento scorrere del tempo nell’antica cittadina. Caratteristico è il campanile di questa chiesa, con piastrelle in maiolica colorate, che ne risaltano la tradizione tipicamente siciliana. Sconsacrata nel 2010, oggi l’edificio ospita mostre organizzate dal Comune di Ragusa e, entrando, vengo accolto da una gentile signora che mi espone il tema dell’esposizione: “il Desiderio”. Compreso il mio scarso interesse per l’argomento tanto futile quanto sacrilego rappresentato nelle fotografie esposte, anche se alcune ammetto essere molto belle; le chiedo gentilmente di potermi sedere in un angolo, in pace, per leggere. Vedendo la copertina del libro “il Tiranno” di Valerio Massimo Manfredi che porto con me, la signora risponde positivamente iniziando a spoilerarmi la vita di Dionisio I di Siracusa. Ribadendo con un’occhiata il termine imperativo: “in pace”, l’impiegata comunale mi fa accomodare su di una sedia in un angolo del pavimento a scacchiera ed esce finalmente a fumare.
ANTICO PORTALE DI SAN GIORGIO 
Tra le conseguenze del terribile terremoto del 1693 che colpì Ragusa, vi è stata anche la completa distruzione della grande chiesa del 1349 dedicata a San Giorgio. Scendendo qualche passo dai giardini di Ibla però, sulla sinistra, si può ammirare ancora l’unico bellissimo portale sopravvissuto al sisma. È uno stupendo esempio di architettura gotico-catalana in blocchi di calcare tenero, divenuto ormai simbolo della città iblea. All’interno della sua arcata sotto l’effige dell’aquila ragusana, semidistrutto, si distingue ancora molto bene il santo cavaliere che trafigge il drago liberando la Regina di Berito, inginocchiata a fianco del Santo Patrono. Davvero molto belle sono le rappresentazioni scultoree lungo tutto l’arco che raffigurano ometti simili ad elfi, operosi nelle antiche arti e mestieri, e draghi con figure leggendarie appartenenti al bestiario tipico del Medioevo.
CHIESA DI SAN GIUSEPPE 
Arrivato in piazza Pola, la vista spazia tra la casa del sindaco a sinistra, il vecchio municipio al centro, e la Chiesa di San Giuseppe con il monastero delle Benedettine del 1500 a destra. La chiesa di S.Giuseppe sorge sul sito in cui, prima del terremoto, vi era l’ormai scomparsa chiesa di San Tommaso. Attribuita al Gagliardi, la chiesa di San Giuseppe, insieme a quella di San Giorgio, rappresenta una delle massime espressioni del barocco siciliano.
Colto da un irresistibile brontolio di stomaco causato dal profumo di fritto che fuoriesce da una piccola rosticceria, la mia visita a Ibla oggi si conclude qui per addentare una buonissima arancina – nonostante sia situata nella Sicilia orientale, a Ragusa la declinazione della tipica cibaria è al femminile – e aspettare l’arrivo del buon Beppe e degli altri camerati accorsi da varie zone d’Italia per partecipare alla manifestazione di CasaPound a Pozzallo contro l’immigrazione.
Andrea Bonazza
Vi lascio in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex