25 Maggio 2022

AndreaBonazza.info

Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Celebriamo Dostoevskij contro i deliri della cancel culture

I deliri iconoclasti della cosidetta cancel culture andati in scena nei giorni scorsi all’università Bicocca di Milano, in seguito allo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, hanno inizialmente impedito ad un professore di tenere un seminario sul celebre scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Con la polemica intellettuale scaturita dal clamore mediatico per la vicenda, la facoltà ha fatto una repentina marcia in dietro concedendo al prof di tenere lezione a patto che avesse parlato anche degli autori ucraini. Giustamente il professore ha risposto essere esperto studioso di Dostoevskij e, di certo, non preparato sugli scrittori ucraini. Da qui la sua risposta negativa all’invito dell’ateneo e la conseguente cancellazione del seminario. Deplorevoli episodi come questo si susseguono ormai da undici giorni, da quando, quindi, l’esercito russo di Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina dando inizio ad una guerra che sta innescando nel mondo occidentale tutta una serie di cortocircuiti. Comunisti, democratici, progressisti e pacifisti si sono schierati contro il “dittatore” di turno senza se e senza ma, ma soprattutto senza riflettere su quanto da loro professato in questi anni… La Sinistra chiede infatti con vigore di sanzionare, cancellare o eliminare tutto ciò che è russofono; proprio loro che si sono sempre ispirati ad una ideologia che in quella terra a fondato il tanto declamato “paradiso socialista”. I kompagni italiani, promuovendo l’abbattimento di una statua misteriosamente dedicata a Putin in Garfagnana – il PD toscano ne ha chiesto l’abbattimento e la sommersione nel punto più profondo del lago – si dimenticano che, proprio grazie a loro, in Italia vi sono migliaia di vie, piazze, etc, dedicate a dittatori e personaggi celebri della Russia bolscevica. Ma ovviamente, anche su questo, l’ipocrisia della sinistra non prevede la famosa cancel culture contro dittature e nuova russofobia. Sempre in questi giorni poi, abbiamo assistito alla vomitevole scelta dettata dalle democrazie occidentali di eliminare le squadre sportive alle competizioni internazionali e, in una disgustosa imposizione arbitraria, addirittura gli atleti disabili della nazionale paraolimpionica russa. Poco importa per i paesi difensori dei diritti democratici se, fin dall’antichità greca, le olimpiadi sono sempre state simbolo di pace tra i popoli, in grado di sospendere qualsiasi guerra con la cosiddetta tregua olimpica e facendo partecipare anche gli atleti nemici alle gare. Oltre duemila anni di storia olimpica buttati nel cesso progressista in nome di un pacifismo e una democrazia che dei prìncipi platonici porta solo il nome. È un nuovo razzismo democratico quello che vediamo oggi sulla scacchiera geopolitica; esaltato dalla solita sinistra ormai divenuta braccio armato della globalizzazione e del Pensiero Unico, esso discrimina per etnia, quella russa, arrivando a colpire perfino atleti, disabili e scrittori. Come il povero Fëdor Dostoevskij, vissuto nel Ottocento e assai lontano sia da Lenin che da Putin. Proprio lui, Dostoevskij, amava l’idea di un unione culturale tra Oriente e Occidente, come anche sua figlia Ljubov che del padre ereditò i valori che la portarono ad allontanarsi dalla Russia comunista per viaggiare nell’affascinante e moderna Europa di cui, come il padre, amava la storia classica pur rimanendo fedele alle proprie tradizioni. Gravemente malata, Ljubov si trasferì in Alto Adige dove venne ricoverata in una casa di cura nel quartiere di Gries, a Bolzano. Qui morì il 10 novembre 1926 venendo sepolta inizialmente in un umile tomba. Anni dopo però, nel 1932, nonostante i rapporti diplomatici tra la Russia di Stalin e l’Italia di Mussolini fossero burrascosi, il Fascismo dedicò alla figlia dello scrittore una piccola tomba monumentale adornata da simbologie ortodosse, letterarie, e con un fascio littorio unito allo stemma della città di Bolzano. Quando anni fa, da consigliere comunale, visitai il cimitero cittadino di via Maso della Pieve con la Commissione Lavori Pubblici, trovai quest’opera tombale in completo degrado, con scritte illeggibili, marmi usurati, muschi ed erbacce e, addirittura, il terreno sottostante franato che ne inghiottiva obliquamente il basamento. Dura fu la mia protesta per lo stato in cui versava la tomba di Ljubov Dostoevskij e, è da dire, all’epoca trovai grande sostegno dal sindaco Renzo Caramaschi e da buona parte del PD affinché la tomba fosse restaurata. Così è stato fatto! Mantenendo e riqualificando perfino il fascio littorio scolpito nel marmo. Insisto sul fascio perché voglio ribadire che, all’epoca, negli anni Trenta, il Fascismo onorò la figura del russo Dostoevskij nonostante la fortissima contrapposizione ideologica e, a posteriori, rifila oggi un’altra lezione di civiltà ai tanto autocelebrati democratici moderni. In queste ore siamo tornati sulla tomba di Ljubov per omaggiarla di un mazzo di fiori, gigli e spighe di grano, per onorare la memoria sua e di suo padre, e rimarcare che non tutti gli italiani sono iconoclasti ed esistono ancora uomini liberi dal Pensiero Unico dominante.

Andrea Bonazza

Censura su Dostoevskij, CasaPound depone fiori sulla tomba della figlia “un omaggio simbolico contro i deliri della cancel culture”

Bolzano, 6 marzo – Un mazzo di fiori deposto sulla tomba di Ljubov’ Dostoevskaja, figlia dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij: è l’omaggio simbolico fatto da CasaPound per protestare contro i recenti episodi di cancel culture legati alla questione Russia-Ucraina.

“Al netto delle posizioni che si possono prendere in merito all’attuale scenario in Ucraina, troviamo ridicolo e pericoloso applicare una censura sistematica contro ciò che proviene dalla Russia – si legge in un comunicato del movimento – Il tentativo di censurare un autore come Dostoevskij, che anche per una semplice questione temporale con la politica dell’attuale governo russo non c’entra nulla, è l’emblema di una situazione che rasenta il delirio. Non è possibile pensare di colpire la Russia creando liste di proscrizione contro artisti, autori, atleti o lavoratori russi passati e contemporanei: è un atteggiamento miope e ridicolo, eticamente inaccettabile. La scelta di portare fiori proprio sulla tomba di Ljubov’ non è causale: fu il Fascismo a volerne omaggiare la figura, realizzando il monumento commemorativo che ora si trova nel cimitero di Bolzano. Lo fece nonostante le enormi differenze ideologiche con la Russia stalinista del 1931. Questo spirito noi vogliamo oggi far riaffiorare, contro quella “cultura democratica” che si erge a detentrice di morale ma è pronta ad applicare la peggiore e più infame censura contro chi identifica come nemico”.