25 Maggio 2022

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Quella primavera del 1996 che Israele affogò nel sangue libanese

Ventisei anni fa, il 13 aprile 1996, un elicottero israeliano attaccò un’ambulanza uccidendo quattro bambini e due donne nel villaggio di Al-Mansouri, nel Libano meridionale. Una giovane reporter libanese che stava girando un servizio giornalistico riprese l’intera scena e, a distanza di tanti anni, ritrovo parte del video con la sua intervista sul web e intendo oggi condividerlo con voi. Intendo, con questa azione, contribuire a diffondere ciò che all’epoca mi sconvolse facendomi ragionare su quanto accadeva nel vicino e martoriato Medioriente. Nella guerra dell’aprile 1996 Israele prendeva di mira i civili libanesi esclusivamente nel tentativo di spopolare i villaggi del sud per fare pressione su Hezbollah. Ricordo bene quella primavera del 1996; ero giovanissimo e già da un paio d’anni la mia vita si alternava tra stadio, musica Punk e la militanza politica orfana del Fronte della Gioventù. All’ora come oggi provavo un’immenso odio nel vedere alla televisione le immagini di quella povera gente, strappata alla vita e alla terra dei suoi padri da uno spietato oppressore che negli anni è solo che peggiorato. In quell’aprile del 1996 più di 250 civili libanesi furono uccisi dalle milizie sioniste e circa 350.000-500.000 furono sfollati dalle proprie terre. In questo periodo di guerra in cui l’intero globo si scanna sui social in un tifo geopolitico tra Russia e Ucraina, oggi, con l’aiuto di un vecchio dossier redatto da Hezbollah e dai Comitati Libanesi del Sud, intendo ricostruire le tappe di quel conflitto che, come innumerevoli altri, ad intermittenza più o meno regolare continuano ancora oggi, con gli stessi aguzzini e le stesse vittime tutt’ora inascoltate.

Dall’11 al 28 aprile 1996, le forze aeree, navali e terrestri dell’occupazione israeliana hanno lanciato duri attacchi contro il confinante Libano procurando tremendi massacri di civili nelle localita’ di Suhmur, Jumayjme’, Mansuri, Nabatiyye’ e Cana. Il bilancio finale raggiunse 160 morti, più di 300 feriti e oltre 400mila rifugiati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni ed i loro villaggi nel Sud e nella Beka’a Occidentale. Si trattava dell’operazione “grappes de la cole’re” israeliana; lanciata al di la’ della comunita’ internazionale in un momento nel quale Israele continuava ad invocare la “pace”. “Una pace che Israele cerca di edificare sul sangue e le lacrime di bambini, di donne e anziani, sull’espulsione dalle loro abitazioni. – affermano nel dossier sulla guerra del 1996 Hezbollah e i Comitati di Difesa del Sud – La coscienza internazionale continuera’ con il suo silenzio a condonare questi crimini vergognosi? I loro crimini sono là, visibili per chiunque voglia vederli. Quanto alla risposta, essa e’ una legittima pretesa dei sopravvissuti. Questi sono dunque i crimini visibili della storia del Libano. In queste foto e in queste dichiarazioni…

“Questi sono, figli miei, degli spettacoli che voi non dovrete mai dimenticare.” Al Manar, dichiarazione di un civile libanese ai suoi figli

IL MASSACRO DI SOHMOR-BEKA’A OCCIDENTALE

Data: Venerdi 12 Aprile 1996
Orario: 12,00 pomeridiane
Armi Usate: Obici d’Artiglieria da 155 mm.
Obbiettivo colpito: una abitazione
Numero dei Martiri: 9 (4 di questi bambini)
Numero dei Feriti: 6

Robin ben Klir, comandante in capo dell’artiglieria israeliana in azione lungo la la linea della frontiera libanese ha dichiarato a proposito di questo crimine: “Noi sapevamo esattamente quello che stavamo bombardando.”

IL MASSACRO DI HINNEYYE-MANSORI

Data: Sabato 13 Aprile 1996
Orario: 14,00 pomeridiane
Obbiettivo colpito: Un ambulanza
Localita’: Vicino ad un posto delle forze internazionali dell’Unita’ delle Fiji.
Armi Usate: missili terra-aria sparati da un elicottero.
Numero dei Martiri: 6 (4 di questi bambini)
Numero dei Feriti: 7

Dichiarazione della giornalista libanese Najla Abu Jahjah:
“Ho filmato l’ambulanza mentre trasportava dei rifugiati civili. Due elicotteri hanno sorvolato la zona sopra di noi. Uno dei due ha tirato un missile verso l’ambulanza. Ho visto un uomo che trasportava due bambini, uno era un neonato l’altro non aveva piu’ di 7 anni. Il suo viso era completamente coperto di sangue. L’uomo gridava e diceva: “I miei quattro figli sono morti”. Una ragazzina di 11 anni correndo dietro di lui urlava disperata: “Ho visto mia sorella. La testa di mia sorella e’ esplosa.”

IL MASSACRO DI NABATYYE

Data: 18 Aprile 1996
Orario: 07,00 del Mattino
Obiettivo colpito: una abitazione
Armu Utilizzate: aviazione militare israeliana
Numero dei Martiri: 9 (6 di questi bambini)
Numero dei Feriti: 7

IN UNA CONFERENZA STAMPA CONGIUNTA DEL PREMIER SIONISTA E DEL CAPO DELL’AUTORITA’ PALESTINESE YASSER ARAFAT, SHIMON PERES NON HA MANCATO DI SOTTOLINEARE: “Le case di Nabatiyye’ dovevano essere evacuate dai loro abitanti… Io penso che sia strano che dei civili siano rimasti a Nabatiyye’ malgrado i nostri avvertimenti…”.

IL MASSACRO DI CANA

Data: Giovedi 18 Aprile 1996
Armi utilizzate: Obici d’Artiglieria pesanti e incendiariLocalita’: base delle forze internazionali delle Nazioni Unite dell’unita’ delle Isole Fiji.
Numero dei Martiri: 106 (tutte donne, vecchi e bambini),
Numero dei Feriti: piu’ di 110 persone,
(I martiri ed i feriti sono dei villaggi di Cana, Ricjknanai, Siddigine, Jbal al botton e Aitit) Si contano in piu’ altri 15 feriti tra i militari delle forze UNIFIL del contingente delle Fiji.

Testimonianza di Ahmad Dib, padre di quattro bambini uccisi insieme alla loro madre: “Io sapevo che i membri della mia famiglia era sotto minaccia ma mai avrei pensato di poterli perdere tutti. Mio figlio Ali’ era il primo della classe a scuola , molto intelligente. Qassim era un eroe, lui amava la Resistenza e Sadiq mi ha aiutato a lavorare la terra. Muhammad era un po’ indisciplinato.. ma era innocente. I loro giochi, i loro letti, le loro matite colorate e i loro quaderno mi domanderanno di loro. E la scuola…quale scuola!”

Dal quotidiano francese “Le Monde” : “La postazione della forza multinazionale sara’ presto ricostruita, ma cio’ che abbiamo visto restera’ per sempre nella nostra mente.” (dichiarazione di un ufficiale delle forze multinazionali dopo il massacro di Cana).

Timor Gauxell, portaparola della forza multinazionale in Libano ha dichiarato: “Dal primo giorno dell’operazione “Grappoli di Furore” cominciata in Libano l’11 aprile, noi abbiamo annunciato al mondo intero che 6000 civili si erano rifugiati nelle nostre postazioni. Noi non abbiamo altro da dire.”

Shimon Peres, primo ministro israeliano, in una conferenza stampa dopo il massacro di Cana ha dichiarato: “I civili che sono rimasti vittime del massacro si trovavano in quella postazione per puro azzardo.”.

Il portaparola delle Nazioni Unite, Sylvana, ha dichiarato – dopo il massacro di Cana: “Israele ha notificato alle Nazioni Unite che i suoi soldati ricevono ordini di evitare di produrre delle vittime e che il suo esercito utilizza armi molto sofisticate!!!”

Estratto dal Rapporto delle Nazioni Unite sul Massacro di Cana:
“Gli obiettivi bombardati a Cana lascerebbero pensare che il bombardamento non puo’ essere stato causato da un errore di sicurezza o di procedura anche se questa probabilita’ non puo’ essere totalmente esclusa.” – “La natura degli impatti degli obici (sul campo) non puo’ affatto essere comparabile con quella degli obiettivi che Israele aveva annunciato di voler bombardare. Contrariamente alle dichiarazioni dello Stato ebraico , due elicotteri e un aereo da ricognizione senza pilota , sorvolavano Cana al momento del bombardamento…”

Yehuda Barak, Ministro degli Affari Esteri israeliano, commentando il rapporto delle Nazioni Unite ha dichiarato: “Io non penso proprio che questa sia l’opinione del Segretario Generale dell’Onu, Boutros Ghali. E’ ridicolo…questo rapporto puo’ produrre delle conseguenza negative sulle relazioni tra Israele e la Finul e l’Onu…”

Dossier redatto dai Comitati di Difesa del Sud e della Beka’A’ libanesi e Hezbollah. Traduzione dal francese a cura di Dagoberto Husayn Bellucci – direttore responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia” – corrispondenza da Haret Hreik (Beirut) – Libano.

Andrea Bonazza