5 Luglio 2022

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Alle rovine del tempio di Demetra e Kore a Siracusa

In questa primavera siciliana all’insegna de La Virtuosa, la nuova bellissima sede di CasaPound a Siracusa, ancora una volta decido di immergermi nella Magna Grecia facendo finalmente visita, senza Greenpass o restrizioni varie, al museo archeologico Paolo Orsi. Nel tragitto che mi separa dal museo, però, trovo un area archeologica all’ombra della grande costruzione religiosa che domina la città. La chiesa in questione è il Santuario della Madonna delle Lacrime e dovrebbe assomigliare, in teoria, ad una gigantesca goccia di lagrima. Motivo di scherno tra i siracusani, il discutibile edificio sembra tutt’al più l’orrendo tendone ferroso di un circo, ben lontano dal nobile senso che l’architetto avrebbe voluto dargli. Ah, i danni dell’arte contemporanea di scuola Renzo Piano, che di artistico non hanno proprio un bel niente! Oltre alle sue enormi fattezze irrimediabilmente grigie e antiestetiche, un altro fattore che mi fa detestare questo scempio architettonico è sicuramente il fatto di esser stato costruito nel mezzo di un’area archeologica e, per di più, a ridosso di un importante luogo di culto molto più antico.

Dalla recinzione in ferro che delimita per qualche centinaio di metri una zona dall’alta erba incolta, si vedono le rovine di un antico abitato greco con il basamento di un tempio che leggo essere dedicato a Demetra e Persefone. Gli scavi proseguiti qui a più riprese dagli anni Sessanta ad oggi, infatti, hanno riportato in luce una moltitudine di statuette votive raffiguranti Demetra, dea della fertilità, e sua figlia Kore o Persefone, anche chiamata Proserpina dai Latini. Proprio da questi rinvenimenti si deduce che in antichità il santuario fosse dedicato alle due divinità. Il monumento religioso sorgeva a sud di una strada che collegava, da est a ovest, l’attuale piazza della Vittoria in cui mi trovo, fino almeno all’anfiteatro romano.
Proprio in questo punto che sto fotografando con la reflex, inquadrando ciò che ne rimane tra incassi rocciosi e pietre squadrate avvolte dalla vegetazione, sorgeva alla fine del V secolo a.C. un grande tempio con altare e una fontana il cui bacino rettangolare era preceduto da un portico. Come ho modo di leggere sul pannello illustrativo posto davanti alla recinzione, nel corso del III secolo il santuario venne poi riconvertito per lasciare posto ad un quartiere abitativo, seppellendo definitivamente anche centinaia di reperti ex voto oggi esposti al vicino museo archeologico regionale.

IL MITO DI DEMETRA E KORE
Come in tutta la Sicilia, anche a Siracusa il culto di Demetra e Kore era importantissimo e, a dar loro l’illustre ruolo, fu soprattutto la dinastia dei tiranni siracusani Dinomenidi, discendenti dal figlio di Teline, Dinomene. Come dicevo, Demetra era la dea della fertilità, figlia di Kronos e di Rhea, e aveva una figlia bellissima di nome Persefone, concepita con i fratello di Zeus. A causa della sua bellezza però, Persefone era molto ambita tra gli dèi e, un giorno, mentre ella coglieva fiori ai piedi del monte Nysa la terra si aprì in una voragine, inghiottendola negli inferi dove venne imprigionata da Ade, dio dell’oltretomba, che ne era innamorato. Ade stipulò per questo un patto con Zeus all’insaputa di Demetra che, disperata a causa della scomparsa della figlia, corse per il mondo intero per nove giorni. Sentendola piangere di disperazione, corse in suo aiuto Ecate che, avendo udito le urla di Persefone, consigliò alla dea di rivolgersi a Elios, il Sole, che svelò a Demetra il rapimento.

Colma di rabbia per la perdita di Persefone e per il tradimento subìto dall’Olimpo, per vendicarsi Demetra decise che la terra sarebbe dovuta cadere nel freddo, in una terribile carestia, senza più dare i suoi preziosi frutti agli uomini e sancendone quindi inevitabilmente la morte. Così facendo gli dèi non avrebbero più ricevuto dai mortali i sacrifici e le offerte votive di cui andavano tanto orgogliosi. Continuando a girovagare senza pace per la terra, Demetra finì a Eleusi dove, sotto le mentite spoglie di un’anziana signora, venne accolta da re Celeo e da sua moglie Metanira, divenendo nutrice del loro figlio Demofonte. La dea si affezionò al fanciullo nutrendolo segretamente con il nettare degli dèi: la divina ambrosia. Così facendo Demetra provò a saziare il proprio istinto materno privato della figlia ma, un giorno, Metanira la scoprì e la dea le si manifestò nel suo aspetto divino.

Delusa dai mortali che non gradirono il dono dell’immortalità a Demofonte, Demetra si ritirò sulla sommità del monte Callicoro dove gli Eleusini nel frattempo le avevano edificato un tempio. Mentre gli uomini continuavano a morire per la carestia che avvolgeva la terra, Zeus dovette cedere alle loro suppliche inviando negli inferi Ermes, il messaggero degli dèi, per convincere Ade a restituire Persefone alla madre. Con un furbo trabocchetto, Ade liberò la bella prigioniera facendole però mangiare un seme di melograno che le avrebbe impedito di rimanere per sempre sulla terra. Con il ritorno di Persefone tra le braccia di Demetra il mondo riprese a rifiorire, tornando fertile e continuando a donare all’umanità le risorse della terra. Ciò avvenne però solo fino a quando, richiamata dal seme di melograno che aveva inghiottito, Persefone dovette tornare da Ade nell’oltretomba. Nel volere di Zeus era infatti deciso che la bella Kore si sarebbe alternata in eterno, di sei mesi in sei mesi, tra la madre e il signore degli inferi; generando così le quattro stagioni tra climi caldi e freddi, tra primavere ed estati con Demetra, ed autunni e inverni con Ade.

Andrea Bonazza

Testo e foto: Andrea Bonazza